Il realismo del compianto Balboni Retrospettiva in sala Mediolanum
l’intervistaDue anni sono passati dalla morte di Giorgio Balboni, pittore ferrarese forse ancora non abbastanza riconosciuto nella sua bravura e originalità. Chi tenta di ricordarlo e farlo...
l’intervista
Due anni sono passati dalla morte di Giorgio Balboni, pittore ferrarese forse ancora non abbastanza riconosciuto nella sua bravura e originalità. Chi tenta di ricordarlo e farlo apprezzare non solo dai critici è Lucio Scardino, che nella sala Mediolanum di via Saraceno, a Ferrara, ha inaugurato una retrospettiva antologica (aperta fino al 31 dicembre) dell’artista, classe ’43, scomparso il 9 ottobre 2016. Una ventina di opere appartenenti al figlio Federico, a parte i ritratti di tre componenti della famiglia Sgarbi (che ne è proprietaria: Vittorio (’86), Elisabetta (’87) e Giuseppe (’90).
Il realismo, esistenziale prima, “magico” poi, di Balboni, è inusuale nel panorama ferrarese. Come spiegare questa sua originalità?
«Grazie allo studio attento della pittura antica - spiega Cardino -, dal Bronzino a Caravaggio, in linea però con talune tendenze “realiste” di maestri contemporanei, Vespignani prima e Ventrone poi...».
Il suo non era iperrealismo, corrente per cui non nutriva un giudizio positivo?
«Balboni detestava quel tipo di realismo esasperato, quasi in gara con la fotografia, come facevano alcuni pittori e illustratori americani o giapponesi; il suo era soprattutto un realismo magico e simbolista, persino nella ritrattistica, genere nel quale eccelleva».
In mostra vi sono anche dipinti raffiguranti manichini, ma che in realtà, dove più dove meno, hanno sembianze umane, sembrano di carne: manichini che sembrano umani, o umani che non sembrano umani?
«I suoi manichini non sono di panno o plastica, ma evocano la carne, sono ben diversi da quelli di De Chirico o Carrà: piuttosto costruiscono un sofisticato gioco fra realtà e apparenza, sogno e materialità».
Qual era il vostro rapporto personale? Ha alcuni ricordi che ne possono descrivere la personalità?
«Era un grande musicologo quanto notevole virtuoso del pennello. Lo conoscevo da quasi 40 anni e lo presentai io stesso a Vittorio Sgarbi, che lo ha inserito in varie mostre, fra le quali la Biennale di Venezia nel 2011. Appena l'ebbe conosciuto, Sgarbi ci invitò a cena nella sua casa di Ro, nel novembre ’81, ma nel seguire la sua macchina finimmo in un fosso, sotto la pioggia a dirotto. Non ci facemmo nulla, ma Sgarbi dopo averci raggiunto nel fosso, esclamò ironicamente: “Pensavo già di dover scrivere il tuo necrologio!”».
Invece lo ha scritto 35 anni dopo proprio a Balboni; si tratta dell'intenso testo che oggi introduce il catalogo della retrospettiva alla Mediolanum. —
An.Mu.
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