La Nuova Ferrara

l'intervista

La sfida di McKendrick che ha portato in America “Il romanzo di Ferrara”

Samuele Govoni
La sfida di McKendrick che ha portato in America “Il romanzo di Ferrara”

Oggi a Ferrara Off lo scrittore inglese presenta il volume. Il traduttore: «Bassani, una scrittura sfuggevole ma essenziale»

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FERRARA. Tradurre Bassani senza tradirlo, senza omettere quei particolari che rendono unica la sua cifra stilistica, impresa tutt’altro che facile. Jamie McKendrick oggi alle 17.30 sarà a Ferrara Off (viale Alfonso I d’Este, 13), ospite della rassegna “Tradire Bassani”, curata da Monica Pavani, e parlerà proprio di questo. McKendrick, infatti, ha da poco tradotto in inglese Il romanzo di Ferrara, un grande affresco della città estense a cavallo tra Otto e Novecento, in inglese. A ottobre in Inghilterra e negli Stati Uniti è uscito The novel of Ferrara (ed. Penguin Classics).

Quando e perché ha scelto di lanciarsi in questa “avventura”?
«È successo tutto quasi per caso. Una decina di anni fa scrissi alla Penguin proponendo di ripubblicare Gli occhiali d’oro, tradotto da Isabel Quigly; io mi sarei occupato dell’introduzione. L’editore però rilanciò chiedendomi di fare una nuova traduzione del romanzo e anche de Il giardino dei Finzi- Contini, accettai felice. Terminato il lavoro, mi chiesero di tradurre anche Il romanzo di Ferrara, dicendo che Norton, negli Stati Uniti, era interessata alla pubblicazione del volume. Era un’operazione complessa, inizialmente ho esitato poi dopo qualche mese mi sono deciso e ho firmato il contratto».

Come è stato il lavoro di traduzione?
«Lungo e complesso. Nel frattempo mi sono occupato anche di altre traduzioni, come Affabulazione di Pier Paolo Pasolini, e ho continuato a scrivere le mie poesie. Ogni traduzione presenta le sue difficoltà ma credo che Bassani ne offra ancora di più. È stata una sfida e guardandomi indietro, penso che non mi sarei dedicato con altrettanto entusiasmo a nessun altro autore contemporaneo».

Preferisce un racconto o un romanzo in particolare?
«Faccio sempre fatica a rispondere a questa domanda perché ciascuno ha le proprie specificità. Prima c’era Gli occhiali d’oro poi Il giardino dei Finzi-Contini, poi questo. Ciascuno dei sei libri, traducendolo, diventava il mio preferito e ognuno valeva la fatica di essere tradotto».

L’aspetto più complesso nel tradurre Bassani?
«I lunghi periodi pieni di parentesi hanno causato spesso momenti duri. Sono tanti gli aspetti sfuggevoli, ma allo stesso tempo essenziali, nella sua scrittura; riuscire a mantenerli è stato difficoltoso ma andava fatto. Ne va del ritmo della storia». —

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