La Nuova Ferrara

l'intervista

Serena Grandi "ferrarese": che ricordi in famiglia e al forno in Carlo Mayr"

Margherita Goberti
Serena Grandi tra Stefano Govoni e Tony Labriola
Serena Grandi tra Stefano Govoni e Tony Labriola

Il vero cognome dell'attrice è Faggioli: venivamo spesso qui ma i giorni più belli erano le domeniche dalle zie a mangiare cappellacci

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FERRARA. Un nuovo grande progetto teatrale per l’autore musicale e teatrale Tony Labriola e il suo staff di Sdt Eventi, del quale fanno parte Stefano Govoni e Andrea Fresu. Il progetto è una commedia, le cui prove inizieranno a partire da gennaio 2019, ma negli ultimi giorni Labriola ha incontrato a Ferrara le due principali interpreti, Serena Grandi e Corinne Clèry.

L’attrice bolognese ha passato un intero pomeriggio nello studio di Sdt Eventi per formalizzare gli ultimi dettagli della commedia. La curiosità è che la Grandi ha una parte del cuore ferrarese, infatti il suo vero nome è Serena Faggioli e come spiega il cognome è figlia di ferrarese.

«Tornare a Ferrara è per me sempre molto emozionante - ci racconta -, perché qui ho trascorso molti momenti felici».

Da gennaio sarà al lavoro per questa commedia del compositore e autore Labriola, un bel motivo per tornare a Ferrara...

«Eh sì. Mio padre era ferrarese, si chiamava Umberto Faggioli e la sua famiglia era molto numerosa. Ricordo in particolare suo fratello William, il nonno Napoleone e sua moglie che si chiamava come me, Venere, poi le zie e i cugini. Molti vivono ancora a Ferrara e con loro sono sempre in contatto. La famiglia di mio padre aveva un forno in via Carlo Mayr al numero 7, mentre nonno Napoleone era un costruttore. Non dimenticherò mai le domeniche a casa delle zie, i giochi con i cugini ma, soprattutto, i prelibati pranzetti a base di cappellacci e delle altre specialità ferraresi. Mio padre era nella squadra mobile di Bologna e per questo veniva molto spesso a Ferrara per stare con i suoi genitori, suo fratello e tutti gli altri parenti; mi portava con lui e qualche volta restavo per diversi giorni ed allora con i cugini andavamo in giro per la città, che per me è sempre stata molto bella».

Insomma, da giovane ha frequentato Ferrara, poi è entrata nel mondo del cinema ed è tornata meno, ma la notorietà l’ha riportata a qui diversi anni dopo, quando girò il film “In nome del popolo sovrano” con Alberto Sordi, ambientato per molte scene al Museo Boldini a palazzo Massari.

«Fu un ritorno molto affettuoso e ricco di ricordi. L’atmosfera della città ormai l’avevo nel sangue e non l’avevo certo dimenticata. Anche oggi - conclude -, quando penso a Ferrara, provo gli stessi sentimenti di allora. Insomma, devo proprio ringraziare Tony, perché mi ha offerto un’altra occasione per ritornare ancora una volta nella mia Ferrara». —

Margherita Goberti

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