Il fascino della Città Metafisica che resiste anche alla pioggia
Successo per la visita guidata a Tresigallo: il maltempo non scoraggia i turisti L’architetto Brugnatti ha raccontato ai visitatori il sogno interrotto di Rossoni
La pioggia non ha intimorito i lettori della Nuova che ieri hanno partecipato alla visita guidata di Tresigallo, la Città Metafisica. L’iniziativa, organizzata dal quotidiano per i membri della community “Noi Nuova Ferrara”, si è tenuta con successo malgrado il tempo poco favorevole. Davide Brugnatti, architetto e guida d’eccezione, ha accompagnato per circa due ore una quarantina di persone attraverso le strade, le piazze e i monumenti di Tresigallo, raccontando edificio dopo edificio le peculiarità di un “sogno interrotto”.
Tresigallo, la “Terza Via”, la città corporativa voluta da Edmondo Rossoni, non venne mai inaugurata. Con l’inizio della Seconda guerra mondiale, tutte le attenzioni, le risorse e le forze vennero dirottate in funzione del conflitto.
Anche la documentazione, specialmente fotografica, degli anni Trenta del secolo scorso, ovvero gli anni della trasformazione di Tresigallo da piccolo borgo di campagna a mini città industriale, è rara. Perché? Perché Rossoni, all’epoca ministro dell’Agricoltura e Foreste, stava costruendo tutto “sotto traccia” e senza clamore. Lui, che prima di aderire al Fascismo era stato sindacalista e aveva girato il mondo, a Tresigallo c’era nato. Era figlio di uno spondino. Suo padre faceva la spola da una parte all’altra della palude in una terra circondata dalle zanzare e dalla miseria. Rossoni per il suo paese, per la sua gente, voleva qualcosa di più e quando ne ebbe l’opportunità, iniziò a lavorare per trasferire il suo progetto prima sulla carta e poi nella realtà. Nel giro di pochi anni Tresigallo passò dai seicento ai seimila abitanti e se non ci fosse stata la guerra, probabilmente, l’incremento demografico sarebbe stato ancora maggiore.
cantiere a cielo aperto
A Tresigallo tutti gli edifici venivano costruiti contemporaneamente, era tutto un grande cantiere. «Costruivano le case, le fabbriche, la Casa del fascio e quella del balilla, le strade e le piazze. Ma se lavoro e istruzione erano importanti - spiega Brugnatti durante la visita - anche le attività ricreative e sportive occupavano una parte di rilievo nella vita della comunità. Oltre alla sala da ballo, vero e proprio punto di ritrovo e riferimento per gli abitanti di ogni estrazione sociale, si sarebbero dovute costruire anche piscine e campi da tennis ma - aggiunge l’architetto - non ce ne fu il tempo».
la visita
La Casa della cultura, Sogni, l’ex colonia post sanatoriale (una struttura mastodontica in cui i malati rimanevano ricoverati per mesi per ultimare le cure), il campo sportivo, la chiesa, il portico, il Teatro ’900, l’ex albergo in cui, ai tempi della rivoluzione urbanistica alloggiavano imprenditori e industriali in visita, piazza della Repubblica (un tempo piazza della Rivoluzione), viale Roma, la parte pre e post Rossoni del paese.
La Città Metafisica è stata scandagliata in tutti i suoi angoli e poco male se la pioggia ha attutito i colori sgargianti di alcuni edifici, aspettare il sole è una buona scusa per tornare a visitare una realtà che ha ancora molto da raccontare. Anche agli stessi ferraresi. —
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