La Nuova Ferrara

«Ragazzino, vuoi fare un film?» Olmo ricorda il suo Bertolucci

Samuele Govoni
«Ragazzino, vuoi fare un film?» Olmo ricorda il suo Bertolucci

Da Ostellato a Parma per le riprese di “Novecento”, diario di un’esperienza mitica Maccanti: non ringrazierò mai abbastanza il maestro per avere scelto proprio me

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FERRARA. «Ci sono rimasto male, c’è poco da dire, è una notizia che mi ha preso in contropiede. Sapevo che non godeva di buona salute però non ero preparato a questo. È stato davvero un brutto colpo, almeno per me». Roberto Maccanti, conosciuto in Italia e all’estero come il piccolo Olmo Dalcò, ovvero il protagonista del primo atto di Novecento, stava lavorando quando dalla radio ha sentito che Bernardo Bertolucci si era spento per sempre. Maccanti, nato e cresciuto a Ostellato, venne notato (e scelto) dal regista davanti ad una gelateria di San Giovanni di Ostellato.

Era estate e Roberto aveva undici anni. Bertolucci stava attraversando l’Emilia alla ricerca dei ragazzini che avrebbero dovuto interpretare Olmo Dalcò, contadino, e Alfredo Berlinghieri, padrone. «Ero seduto alla gelateria del paese con gli amici quando – aveva raccontato Maccanti alla Nuova – si è avvicinata una macchina scura. Il finestrino si è abbassato e un uomo mi ha detto: “Ragazzino ti va di fare un film? ”, era Bernardo Bertolucci». Meno di una settimana dopo il piccolo Roberto era già in viaggio per Parma, le riprese stavano per cominciare.

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«Rimasi là per tre mesi. Alloggiavo al Palace hotel e con me c’era mio fratello, già maggiorenne, che fungeva da tutore. Era un ambiente diverso da quello a cui era abituato ma mi ambientai in fretta e senza problemi». Maccanti ricorda che Bertolucci sul set era sempre gentile con lui e l’altro bambino, Paolo Pavesi (nel film Alfredo Berlinghieri). «La prima cosa che mi è tornata alla mente quando ho sentito la notizia per radio – ha detto ieri l’uomo – è stata proprio la gentilezza che Bertolucci aveva con noi ragazzini sul set. Era sempre sorridente e pronto a scherzare, non era mai rude. Era uno alla buona».

Ogni mattina l’autista si faceva trovare davanti all’hotel, caricava Roberto/Olmo e lo portava sul set. «Nei giorni liberi andavo a vedere qualche partita di calcio nelle vicinanze, ma per lo più stavo sul set a guardare il lavoro degli altri. A volte io e Paolo (Pavesi, ndr) ci divertivamo a fare degli scherzi alle comparse». Una volta tornato in a Ostellato per tutti Roberto era Olmo. Maccanti non ha continuato con la recitazione, infatti quella di Novecento è rimasta una bellissima, ma isolata, esperienza.

«Fa un certo effetto rivedere ancora oggi, dappertutto la propria faccia. Oggi (ieri per chi legge, ndr) in tanti mi hanno chiamato per dirmi che stavano facendo vedere la scena delle rane in tv. Me lo ricordo quel giorno. Prima di girare quella parte - continua Maccanti - mi dissero che dovevo pescare le rane ma il canale era troppo profondo per me. I tecnici costruirono una passerella sott’acqua sulla quale io potessi camminare e sotto il vestito, per evitare che mi bagnassi, mi avevano cucito una tuta di nylon che fungeva da impermeabile. Io indossavo camicia e cappello di flanella, pinocchietti di sacco di iuta, calzettoni di lana e zoccoli di legno: faceva un caldo pazzesco ma all’inizio del 1900 i contadini si vestivano così».

Davanti a Novecento Roberto si emoziona ancora. «Non ringrazierò mai abbastanza Bertolucci per questo dono. Dopo quella volta non ci siamo più rivisti però la notizia della sua morte mi ha fatto male lo stesso. Certi legami - ha concluso Maccanti - restano, anche se poi la vita ti porta altrove». —


 

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