La Nuova Ferrara

L’ADDIO A FANTASTICHINI 

Dal “Re Lear” di gennaio allo show saltato al Nuovo Ferrara piange l’attore

Dal “Re Lear” di gennaio allo show saltato al Nuovo Ferrara piange l’attore

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Il mondo del cinema e del teatro italiani piangono Ennio Fantastichini, l’attore di origini viterbesi morto l’altro giorno a Napoli di emorragia cerebrale a seguito di una grave forma di leucemia, all’età di 63 anni.

Attore pluripremiato con quasi quarant’anni di carriera, ha prestato il suo volto a film e spettacoli teatrali diversissimi fra loro, passando con estrema facilità da pellicole drammatiche a commedie. Ma la sua abilità era evidente soprattutto a teatro, come avranno potuto scoprire i tanti appassionati ferraresi che lo scorso mese di gennaio hanno visto la sua interpretazione in “Re Lear”, nell’allestimento di Giorgio Barberio Corsetti. E come, purtroppo, non sarà più possibile fare al Teatro Nuovo, ove il 22 marzo 2019 doveva presentare lo spettacolo “Tempi nuovi” con Iaia Forte.

L’ultima volta a Ferrara l’attore ci concesse anche una lunga intervista (la versione integrale è sul sito www.lanuovaferrara.it), che riproponiamo in alcuni passaggi importanti.

l’italia in crisi

Ecco la risposta di Fantastichini alla domanda cosa vede oggi intorno a sé: «Sono molto amareggiato - ci rispose -. Vedo l’Italia precipitare, temo che torneremo indietro e questa è una grande delusione. Io cerco di lottare attraverso il mio lavoro, facendo delle scelte ragionate e coerenti con quello che sono e che voglio dire ma la coerenza paga sempre meno. Troppa spazzatura in giro, troppa superficialità e volgarità. Se qualcosa non cambia, questo Paese è destinato all’oblio».

la speranza

In “Fabrizio De André. Principe libero”, il biopic che racconta la vita del cantautore genovese Fantastichini ha interpretato Giuseppe, padre di “Faber”: «Da padre (suo figlio Lorenzo di 22 anni sogna di fare l’attore, ndr) sono molto attratto da queste figure. Dalle loro vite cerco di imparare e così di ridurre i danni che involontariamente faccio su mio figlio. Sul set ci sono stati momenti di grande commozione. Luca Marinelli è un attore straordinario e una volta cantando “La canzone dell’amore perduto” ha fatto venire gli occhi lucidi a tutti, anche a Dori (Ghezzi, ndr). Il film dopo il cinema è andato su Raiuno e questa è la televisione che io definisco “pedagogica”. Fortunatamente - concluse - c’è ancora qualcosa che ci salva». —

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