La Nuova Ferrara

Il complesso rapporto fra uomo e animali tradotto in passi di danza

Licia Vignotto
Il complesso rapporto fra uomo e animali tradotto in passi di danza

Per due giorni al Comunale la danzatrice e coreografa Olimpia Fortuni «Torno in questa città con la quale ho un legame meraviglioso» 

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l’intervista

Che tipo di rapporto sta sviluppando il genere umano con gli animali? È da questa domanda che nasce “Do animals go to heaven?”, il nuovo lavoro della giovane danzatrice e coreografa Olimpia Fortuni, che verrà presentato per la prima volta in pubblico domani alle 21 al Teatro Comunale Claudio Abbado, in replica mercoledì. Lo spettacolo - parte del progetto Anticorpi, per la promozione delle nuove leve della danza contemporanea italiana, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione – vedrà in scena cinque danzatori, tra i quali la stessa Fortuni, classe 1985, talento ampiamente riconosciuto dalla critica.

Come mai questo debutto così importante proprio a Ferrara?

«La mia relazione con la città e con il suo meraviglioso teatro è iniziata qualche anno fa: nel 2017 ho portato il mio primo solo, Soggetto senza titolo, e Fray. Il direttore Marino Pedroni si è dimostrato da subito molto attento al progetto a cui mi stavo dedicando, ha riconosciuto il mio impegno e condiviso la poetica. Il debutto è stato conteso tra Ferrara e Milano, dove si è tenuta l’anteprima, in occasione del festival Exister.

Perché ha voluto dedicarsi al tema natura ed al suo sfruttamento intensivo?

«Il lavoro pratico è cominciato un anno fa, ma l’interesse per certi temi è qualcosa che mi accompagna da sempre. Credo che un tempo l’approccio nei confronti del regno animale e vegetale fosse più contemplativo, mentre oggi domina la necessità di ricavare un guadagno. L’uomo prende quello che gli serve, il ruolo dell’animale è marginale, per questo gli zoo assomigliano a dei templi, a dei musei di marginalità. Le domande che mi hanno convinto ad affrontare questo tema sono le stesse che mi hanno spinto a inserire nel mio primo solo un discorso di Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay. Sono domande esistenziali, comuni a tutti. Perché siamo qui? Cosa stiamo facendo?».

Come ha condotto la sua ricerca? E quando è cominciata?

«La ricerca sicuramente è stata influenzata da un viaggio che recentemente ho fatto in Namibia, ma ha compreso varie strade, inclusa la visita di un mattatoio a San Marino, accompagnata da uno dei danzatori e dal musicista che ha registrato i suoni che si ascolteranno in scena. Prima di entrare pensavo: quando uscirò da qui non mangerò più carne. Ecco, questo non è scattato, piuttosto è scattato un senso di gratitudine per quello che abbiamo. Lo spettacolo - conclude la coreografa - non vuole essere giudicante, non vuole dire questo è giusto, quello è sbagliato. Piuttosto vuole osservare, per attribuire più valore alla natura che ci rimane». —

Licia Vignotto

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