Malaguti e i “buchi neri” «Ecco perché si studiano»
Pino Malaguti, ex alunno dell’Ariosto e attuale direttore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha affrontato il tema dei buchi neri. In prima battuta è stato necessario prendere in esame il pensiero di due tra le più celebri figure in campo scientifico: Galileo Galilei e Isaac Newton. Circa il primo, il dottore ha citato una delle frasi più note per condensare al meglio il concetto di scoperta scientifica: «Sensata esperienza e necessaria dimostrazione» che significa sviluppare un pensiero e rettificarlo mediante una dimostrazione pratica.
Per quanto riguarda Newton è stata invece citata la legge di gravitazione universale, formula alla base degli studi di Albert Einstein.
Gettate così le fondamenta dell’argomento, è stata introdotta in maniera rapida e sintetica la più famosa fra le teorie del famoso premio Nobel: la teoria della relatività generale , strettamente collegata allo studio dei buchi neri.
«Perché oggi si studiano i buchi neri?» chiede il direttore agli studenti. Il concetto di buco nero viene utilizzato in due branche della scienza ben precise: nella fisica, per osservare e analizzare la materia in casi di estrema gravità, e nell’astrofisica, per studiare le fasi evolutive di una stella. Infatti con buco nero si intende la zona dove la materia è così densa da non far passare la luce.
Per quanto gli argomenti trattati fossero di elevata complessità, l’esposizione di Malaguti si è dimostrata all’altezza del pubblico presente: non sono stati, infatti, utilizzati termini e concetti che i ragazzi non fossero in grado di comprendere.
L’intervento è stato inoltre arricchito mediante l’utilizzo di mezzi multimediali che hanno contribuito a mantenere vivo l’interesse dei presenti.
Per ribadire l’unione tra pensiero umanistico e scientifico Malaguti ha chiuso il suo intervento citando Dostoevskij: «È mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa?». —
Brenno Benedettini
Ilaria Grassi
Nicholas Pisani
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