Il Big Mac festeggia mezzo secolo di vita E il segreto del pane è l’anima ferrarese
Fra le aziende produttrici italiane ruolo chiave hanno Brina e Cavallari «Veniva richiesto un grano perfetto e noi siamo riusciti a crearlo»
l’avventura
Davide Bonesi
Tutti o quasi - di sicuro i più giovani - sanno che il Big Mac ha compiuto mezzo secolo di vita. Sono infatti passati cinquant’anni da quando in un piccolo locale degli Stati Uniti venne confezionato il primo panino di McDonald’s. Il primo di miliardi mangiati in tutto il mondo. Un traguardo celebrato con un libro (anzi, con diversi volumi) che dà il giusto merito alle tante aziende italiane che lavorano per la multinazionale americana.
Sono pochi, invece, a sapere che quando mangiano il Big Mac (e gli altri panini del menù McDonald’s) quel pane nasce nella nostra provincia, fra Argentano e Alto Ferrarese. Merito della lungimiranza di Adriano Facchini, ex direttore del Consorzio agrario di Ferrara, e del lavoro di qualità messo in campo da Mario Brina ed Enzo Cavallari, proprietari terrieri ferraresi con diversi ettari di terreno coltivato a mais per l’appunto nel Comune di Argentana (principale stabilimento a Consandolo, ma anche ad Argenta, Ospital Monacale e San Nicolò) e nell’Alto Ferrarese, fra la matildea Senetica (con la bellissima torre e 4 chiesetta e la bellissima corte di Diamantina che ospita tante feste).
il progetto facchini
«Tutto è iniziato nel 2000 - racconta l’ex direttore del Consorzio agrario -, precisamente all’evento Panarea, organizzato assieme al ferrarese Mario Resca, allora presidente di McDonald’s Italia. L’idea era quella di unire produttori di grano per realizzare la farina da vendere poi a McDonald’s. Appena partito il progetto tutto il grano portato a Bomporto (dove la ex East Balt, ora Bimbo, produceva panini per l’Italia, da un paio d’anni ha uno stabilimento anche a Roma, ndr) era prodotto nella nostra provincia. Parliamo di circa 100mila quintali di grano trasformato in 70mila quintali di farina per realizzare qualcosa come circa 650mila panini al giorno. L’intuizione fu quella di creare una filiera del grano tenero nella nostra regione. Adesso i numeri sono talmente saliti che, necessariamente, sono state coinvolte altre aziende agricole in tutta Italia».
il segreto del grano
Ora, per un Paese come il nostro celebrato in tutto il mondo per la cucina, si sa che i detrattori dei ristoranti McDonald’s sono veramente tanti. Ma parlando con chi ha lavorato per questa azienda si scopre che la qualità è al primo posto. «Quella partita da Ferrara - racconta Brina - fu la prima vera filiera dal produttore allo stoccatore. Portavamo il grano al Molino Quaglia (ad Este, ndr) dove veniva macinato, poi la farina andava a Bomporto. Il prezzo d’acquisto era superiore a tutti gli altri, ma a noi ci veniva richiesto grano con una determinata percentuale di proteine, il 14%, mentre normalmente si aggira attorno al 13%. Non fu semplice arrivarci e sia chiaro, se il pane alla fine non risultava esattamente identico, così come lo si trova in tutto il mondo, non c’era alcun problema a buttare via decine di migliaia di panini. D’altronde, se McDonald’s ha numeri di questo tipo, ovvero 20 milioni di panini venduti al giorno, è proprio perché garantisce un prodotto che rassicura il cliente. La farcitura magari potrà cambiare, ma il pane è sempre lo stesso: è questa la loro vittoria. E in casa mia, per la gioia dei nipoti, un panino del McDonald’s c’è sempre».
produzione al top
Anche per Cavallari il punto di forza di McDonald’s è la qualità nel lavoro: «Ho visto come lavorano le aziende produttrici: sono dei veri e propri capolavori. Ho visto scartare migliaia di panini perfetti solo perché non erano identici fra loro. E così come io e Brina possiamo garantire per il grano, conosco le aziende che danno la carne, assolutamente pregiata. McDonald’s collabora solo con aziende serie, perché sono molto scrupolosi sul piano della sicurezza alimentare. Personalmente non posso che essere soddisfatto di quanto fatto, ero un fedele cliente del Consorzio Agrario e colsi al volo l’occasione di entrare nel progetto, producendo la varietà di grano che mi era stata chiesta». —
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