«Viviamo tempi disperati ma arrendersi è sbagliato»
Capovilla stasera al Korova con una lettura scenica dedicata alle poesie di Artaud «Ha composto questi versi tra un elettroshock e l’altro»
Poesie disperate e struggenti ma mai prive di speranza e fiducia nell’essere umano. Sono quelle composte da Antonin Artaud nel 1946 tra un elettroshock e l’altro. All’epoca il poeta e drammaturgo francese (che fu anche regista e attore) si trovava rinchiuso nel manicomio di Rodez e da lì, seppur sfinito dall’elettricità e dai farmaci, compose alcuni dei versi più belli del secolo scorso.
A rileggerli ci pensa Pierpaolo Capovilla, cantautore e anima di One Dimensional Man e Teatro degli orrori, che questa sera sarà al Korova Milk Bar di Ferrara. “Interiezioni”, questo il titolo della performance di Capovilla, è di certo uno degli appuntamenti più attesi della rassegna “Il silenzio del cantautore”. «Viviamo tempi disperati ma non dobbiamo spegnere la luce. Io - afferma Capovilla - attraverso la musica e la poesia cerco di fare la mia parte. Mayakovskij diceva che l’arte è lo scalpello dello scultore, ovvero il mezzo per rifare da capo il mondo e la società».
Gli One Dimensional Man sono tornati dopo un lungo silenzio, anche se non si erano mai sciolti. Come nasce questo disco?
«Esatto, diciamolo subito, non è una reunion. Tutto è nato in maniera molto tranquilla e naturale, ci siamo ritrovati e abbiamo pensato che sarebbe stato bello tornare in studio insieme. Con questo album siamo tornati alle origini. Dovevamo inciderlo in pochi giorni e invece i tempi si sono dilatati, le canzoni crescevano e abbiamo voluto assecondarle. Amo molto “You don’t exist”, forse perché il figlio più piccolo è sempre quello più coccolato».
Anche dall’ultimo album de il Teatro degli orrori è passato un po’. C’è qualcosa nell’aria?
«Non per il momento. Quel progetto non si scioglie ma resta fermo. La band sta vivendo un periodo di crisi che dura da tempo e non so dire se e quando ritornerà».
Oggi a Ferrara niente musica ma “Interiezioni”.
«Sarà una serata poetica, un altro modo con cui porto avanti il mio percorso politico, oltre che artistico e culturale. Queste poesie accendono un faro sui manicomi e sulla contenzione meccanica, problematiche ancora purtroppo estremamente reali. Artuad nonostante tutto il male sofferto non ha perso la fiducia e nemmeno noi dobbiamo farlo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
