La Nuova Ferrara

L’appello dell’attore «Sarà un viaggio Ragazzi salite a bordo e venite con noi»

Samuele Govoni
L’appello dell’attore «Sarà un viaggio Ragazzi salite a bordo e venite con noi»

Cederna: sono mesi fittissimi, la mia vita è un grande spettacolo  Domani tappa all’Abbado sulle tracce di “Angelica che fugge” 

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l’intervista

Samuele Govoni

«Sono felice di poter tornare sul palco di uno dei teatri più belli d’Italia: il Comunale di Ferrara». Giuseppe Cederna domani sarà tra i protagonisti di una serata tra poesia, immagini e musica; arti diverse per celebrare un unico uomo: Ludovico Ariosto. Cederna, che durante la scorsa stagione era stato al teatro De Micheli di Copparo con lo spettacolo “Da questa parte del mare”, torna in terra estense e lancia un appello ai giovanissimi, agli under 20: «Domani venite a teatro. Salite a bordo e partite insieme a noi per questo viaggio, ne varrà la pena».

Perché questo appello ai giovani e ai giovanissimi?

«Perché abbiamo bisogno di loro e perché sono sicuro che conoscono bene i temi che affronteremo. Parleremo di amore, follia, fantascienza, viaggi. Io leggerò alcuni estratti del “Furioso” che saranno introdotti da Lina Bolzoni e Ernesto Ferrero, esperti letterati che spiegheranno in maniera veloce ma puntuale ciò che accade nel poema. Io cercherò di rendere al meglio le parole dell’Ariosto che già di per sé sono incredibili, di una potenza quasi disarmante».

Teatro e televisione, gli ultimi mesi sono stati davvero intensi per lei.

«Sì particolarmente faticosi ma anche molto belli. Non mi sono mai fermato, è stato come vivere in un lungo spettacolo. Tutti gli allestimenti sono diversi tra loro ma in un qualche modo collegati e poi dopo parecchio tempo sono riapprodato anche alla televisione. Stiamo girando una nuova fiction ambientata nell’Italia degli anni ’70, mi piace molto».

Qual è il suo ruolo?

«Sono il direttore di una rivista di moda. Con me c’è un pool di giornalisti giovani, volenterosi che sanno captare il cambiamento. Al mio fianco c’è anche Margherita Buy, che interpreta una giornalista già affermata. Erano gli anni del cambiamento e degli stilisti italiani che si preparavano a conquistare il mondo ma era anche l’epoca degli Anni di Piombo. Quei tempi cruciali vengono raccontati attraverso la redazione che dirigo, dai giornalisti e dalle colonne dei giornali. Si intitola “Made in Italy”».

Come è stato indossare questi panni?

«Bello. Questo ruolo mi ha riavvicinato a mio padre, mi sono tornate alla mente cose del passato che sembravano svanite nel tempo. Mi è piaciuto. Tutto si svolge a Milano che, volenti o nolenti, era il centro di tutto. In “Made in Italy” lascio un pezzo di me».

Però anche a teatro le novità non mancano.

«Infatti, per questo dico che non mi fermo mai. Un paio di settimane fa ho fatto l’ultima replica di “Mozart, il sogno di un clown”, una pièce molto fisica che mi ha richiesto tante energie. Poi c’è “Da questa parte del mare”, che racconta dieci storie intrecciate di migranti e continua a girare e a marzo debutterò con “Tartufo” di Molière. In più c’è la radio».

La radio?

«Sì non mi faccio mancare niente (ride, ndr). “Pantheon”, programma in onda su Radio 3, dedicherà 9 puntate a Bruce Chatwin, padre di tutti gli scrittori di viaggio e testimone di un mondo perduto. Io leggerò alcuni estratti e faremo i conti con il nostro modo di osservare ciò che ci circonda: sarà un po’ come rimettersi in discussione ogni volta». —

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