Strike trent’anni dopo Ora è “Tutto da rifare”
Raccolta fondi per produrre l’album in uscita a febbraio Il frontman Dondi: così confessiamo paure e debolezze
Per mostrare le proprie paure, condividerle e farci i conti ci vuole coraggio. Gli Strike, a trent’anni da “Scacco al re” (il primo album del 1988) e a cinquant’anni suonati ripartono dalle confessioni e dalle debolezze che albergano dentro le persone. “Tutto da rifare”, questo il titolo del nuovo disco in uscita a febbraio, dice già tanto delle nuove canzoni del collettivo.
Sì perché gli Strike, ormai, non sono più una band nel senso stretto del termine. In questi tre decenni, costellati a volte da lunghissime pause tra un lavoro e l’altro, sono cambiate tante cose sia dentro sia intorno a loro. Parlare di reunion sarebbe sbagliato perché, di fatto, gli Strike non si sono mai sciolti però la formazione è stata rivoluzionata più volte e in particolare, per “Tutto da rifare” si registrano due new entry importanti: Iarin Munari alla batteria e Andrea Marchesin al basso.
tutto da rifare
Il nuovo album, che arriva a tre anni di distanza da “Havana-Kingston-Ferrara-New York”, affronta tre macro argomenti esistenziali: la vita, l’arte e l’amore. È possibile reagire (e vincere) la crisi interiori e sociale attraverso l’amicizia, i sogni e la musica? Forse sì o forse no, di certo vale la pena provarci. «“Tutto da rifare” è un disco che, già dalla copertina (colaratissima e piena di mattoncini Lego, ndr), mette in evidenza la voglia di fare e disfare, di costruire, distruggere e riprovarci, tutto però senza perdere la gioia. Abbiamo - spiega Antonio Dondi, frontman degli Strike - ancora voglia di metterci in discussione, di rischiare e di farci delle domande alle quali poi probabilmente non sapremo trovare risposta. Ma va bene così, non percorriamo mai dei binari sicuri». E la strada maestra questa volta i musicisti l’hanno abbandonata anche a livello musicale, uscendo dalla ska e da quelle influenze musicali che sono da sempre state marchio di fabbrica degli Strike.
«Anche questo è frutto del collettivo. Al progetto - racconta Dondi - hanno collaborato più figure a vari livelli. Dal fonico, al videomaker, alla crew di writer “0532 Project” che ha realizzato un murale bellissimo di Ganesh; è stato un lavoro corale e condiviso».
il crowdfunding
Come per la produzione dell’album precedente, anche per questo gli Strike si sono affidati alla piattaforma Musicraiser.com, e chiunque può partecipare alla realizzazione di “Tutto da rifare” con una donazione. La campagna andrà avanti fino al 3 febbraio, l’obiettivo è raccogliere 5mila euro e in meno di una settimana si è già arrivati a quota 1.903. «Siamo grati ai fan che continuano a credere in noi, a seguirci e sostenerci. È una dimostrazione di affetto che ci spinge a proseguire in questo percorso che, per mille motivi, è una sfida continua». In cambio delle donazioni (da 12 euro in su) i fan riceveranno pacchetti speciali; si va dai download alla discografia completa, al merchandising.
la dedica
L’album è dedicato Simone Andreani e Stefano “Massa” Massarenti «due persone fantastiche, per noi fondamentali, che ci hanno purtroppo lasciato quest’anno. Decidere - chiude Dondi - di dedicare “Tutto da rifare” a loro è stato naturale. Simone e Stefano non sono più qui ma sono e saranno sempre con noi». —
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