L’infanzia a Serravalle il lavoro, la malattia e la tv «I miei ricordi in un libro nato quasi per gioco»
Odette mette la sua vita nero su bianco e lo fa partendo dalle origini La presentazione si terrà venerdì nell’ambito di un incontro per l’Ant
l’intervista
Un atto d’amore verso il suo paese, Serravalle, da parte di chi da quasi quattro decenni non vi abita più ma vi è rimasto legato indelebilmente. Ma anche il racconto della ricca vita di una dipendente del Comune di Ferrara che ha saputo rendersi protagonista in tanti modi, in primis con la politica (per il proprio territorio), non rinunciando a prendersi gioco di se stessa, come dimostra la partecipazione a “Uomini & donne” di Maria De Filippi.
Odette Piola ha fatto stampare il suo lungo racconto autobiografico intitolato “La bambina che non voleva essere un bastone”, dedicato alla madre che compare in copertina con una piccola Odette in braccio.
E venerdì alle 17.30 alla Locanda del furioso, in via Saraceno a Ferrara, si terrà la prima presentazione, in un appuntamento interamente dedicato all’Ant di Ferrara con la partecipazione del dottor Massimo Masotti e la partecipazione di Franca Arca e Nadia Ceccarelli dell’Ant. «Sarà un momento simpatico con l’amico Masotti – spiega l’autrice –, anche se è inevitabile parlare di aspetti negativi della vita, come la malattia, che purtroppo fa parte della vita di tante persone».
Ma perché un libro?
«All’inizio doveva essere solo una cosa per me, il mio compagno e i miei amici più cari. Ho iniziato quasi per gioco a scrivere racconti a puntate sul mio profilo Facebook, la gente ha cominciato ad appassionarsi e così ho pensato di realizzare un piccolo romanzo, senza velleità di scrittrice. Solo che quando ho finito i racconti o quando, ad esempio, sono andata in ferie, la gente si è arrabbiata perché non scrivevo, allora ho deciso di pubblicare il libro, interamente a mie spese con il ricavato delle vendite a favore di Ant, per aiutare i malati e i loro famigliari».
Quanto c’è di Serravalle?
«L’idea iniziale era proprio quella di raccontare il mio paese, anche se poi si parla di realtà che si ritrovano anche altrove. D’altronde, sono andata via 38 anni fa e da allora sono cambiate tante cose. Serravalle mi manca tantissimo, non saprei se riuscirei a viverci di nuovo, ma sono legatissima ad amici e parenti che sono ancora là. Scrivere è stato come compiere un viaggio nella mia memoria, nei miei ricordi, quando si era più poveri ma c’erano negozi aperti, si trovava lavoro e si viveva veramente, mentre oggi ci sono solo case in vendita e anziani accompagnati dalle badanti. Questo libro è un piccolo omaggio alle persone che hanno vissuto e ancora vivono a Serravalle».
E quanto c’è invece di Odette in queste pagine?
«Ovviamente parecchio, perché tutta la seconda parte del volume è autobiografica, ci sono le tante fasi della mia vita, la gioventù in paese, il matrimonio, la separazione, il trasferimento in città, le molestie sul lavoro inascoltate, la malattia, la simpatica esperienza televisiva. Insomma, tutte cose che più o meno sono nella vita di chiunque, no?». —
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