Cantautore in dialetto Un premio in Campidoglio per il ferrarese Calza
Prestigioso riconoscimento per Giovanni Calza, poliedrico artista che scrive e canta (anche) in ferrarese, in prima linea nella crociata per la valorizzazione del dialetto. Venerdì sarà premiato in Campidoglio nell’ambito dell’iniziativa “Salva la tua lingua locale“ promossa dall’unione delle pro loco italiane, sotto l’ombrello del Ministero per i Beni culturali, a cui ha partecipato per la sezione musica con una selezione di pezzi tra cui “Ti t’jé stitich”, “Al grustìn” e “A stagh bén”, “La mié zità” e “A piov”. Canzoni swing, venate di blues; moderne, le definisce l’autore, ben attento a forzare lo schema mentale che vorrebbe il dialetto relegato agli stornelli, un registro espressivo di serie B utilizzata per strappare qualche risata o connotare negativamente questo e quel personaggio.
«Il dialetto – dice Calza – è una lingua a tutto tondo, viva, può essere utilizzata al meglio anche per testi romantici, di impegno civile o di critica sociale, come quelli con cui ho partecipato al concorso». Riflessioni che si ritrovano anche nelle note inviate alla giuria assieme ai file audio (e alle dovute traduzioni) delle canzoni.
Giovanni Calza è anche scrittore. E’ in libreria con “Scortichino contro Milion” (Albatros editore, 15 euro) cronaca tutta da ridere della finale di Coppa dei Calcioni in cui il grandioso Mìlion è stato messo sotto da una piccola, scalcagnata, realtà di provincia. L’autore la racconta da inviato della Calzetta dello Sport, carta rosa, taglio alla Topolino. Lettura consigliata per bambini dagli otto anni, ma può strappare un sorriso anche ad ottanta. —
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