La Nuova Ferrara

«Osserviamo il nostro inconscio per non dimenticare chi siamo»

S.G.
«Osserviamo il nostro inconscio per non dimenticare chi siamo»

Il Nucleo porta “Dame la mano” al Lemming di Rovigo Cora Herrendorf racconta il suo percorso di ricerca senza fine 

2 MINUTI DI LETTURA





la storia

Affonda le radici lontano nel tempo il percorso di studio e ricerca portato avanti da Cora Herrendorf, attrice e regista del Teatro Nucleo di Pontelagoscuro. Ogni lavoro ha una storia, una vita a sé e, inevitabilmente, ogni pièce si porta dentro un po’ dei suoi protagonisti. È un viaggio e domani questo viaggio farà tappa al teatro del Lemming di Rovigo (viale Oroboni, 14) con “Dame la mano”.

Cora, quando nasce questo spettacolo?

«“Dame la mano”, con Natasha Czertok e Martina Pagliucoli, si inscrive in un percorso di ricerca che porto avanti da decenni anni sul teatro come metodo di ricerca storica sull’universo femminile, un universo che comprende sia donne che uomini e che va molto oltre il concetto di “femminilità”. L’essenza del nostro lavoro è la memoria emotiva, imparando ad osservare dentro l’inconscio personale e collettivo. Le immagini sono dentro le persone e noi le riscattiamo, il teatro permette di camminare nel tunnel della memoria».

Come ha scelto i testi a cui si è stato liberamente ispirato lo spettacolo?

«Qui i testi sono come maschere o ponti per comunicare emozioni e passioni. La scena centrale dello spettacolo è un pezzo che riprende fedelmente il testo de “Le Serve” e in cui emerge con forza il rapporto malato e conflittuale tra le due sorelle protagoniste della pièce. Un rapporto che si evolve durante lo spettacolo e grazie alle poesie di Chandra Livia Candiani, Marina Cvetaeva, Gabriela Mistral, Wisława Szymborska, emergono altre mille sfaccettature di quel rapporto, e delle attrici stesse».

Quanto conta la ricerca in campo teatrale?

«La ricerca è per me il senso stesso del teatro, l’unico motore che giustifica il mio essere teatrante. Si va, si cerca, si scopre, si cammina in territori sconosciuti, appoggiandosi in quelli che già si conoscono per poi ripartire e trovare nuovi segreti che l’arte del teatro permette di scoprire. Lo spettacolo è solo la punta di un iceberg. Gli attori sono prima di tutto persone, e crediamo fermamente che nel risultato finale debba restare un pezzetto di quella persona, per far vivere il personaggio, renderlo vero, tridimensionale».

Info: 0425 070643. —

S.G.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google