La Nuova Ferrara

Con Malika i live hanno due facce «Ho ritrovato il mio lato rock»

Davide Bonesi

Doppio show bolognese per la Ayane Stasera l’Estragon poi all’Europauditorium 

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in tre domande

Davide Bonesi

Doppio appuntamento live bolognese per Malika Ayane, cantautrice milanese in giro per l’Italia col suo Domino Tour 2018, dall’omonimo album uscito lo scorso settembre. Oggi alle 21.30 si esibirà all’Estragon Club (Parco Nord), lunedì alle 21 il secondo show al Teatro Europauditorium.

«Saranno due momenti differenti - ci racconta -, perché all’Estragon sarò con Jacopo Bertacco alla chitarra e Nico Lippolis alla batteria, mentre io sarò al synth. Una versione quasi punk del nuovo disco, perché in dieci anni di carriera ho un po’ perso di vista una delle facce della mia passione per la musica, quella rock. Lunedì, invece, sarò con la band guidata da Daniele Di Gregorio, che cura pure gli arrangiamenti. Il teatro per me significa ascolto, quindi il concerto avrà un aspetto più elegante, con grande equilibrio fra gli strumenti».

Come sta procedendo il tour Domino?

«Per ora la risposta è positiva, non solo da parte dei miei fan, ma anche di chi io definisco “accompagnatore”, quelli che non necessariamente amano il concerto. Invece, finora, sta andando bene e c’è chi l’ha definita la mia miglior tournée».

Magari avrà contribuito l’esperienza precedente con il musical?

«È stata un’avventura impegnativa, anche perché “Evita” non è “Grease”... D’altronde, è un lavoro nato come vendetta verso l’interprete, che ha una parte molto difficile. Si è trattato di una vera e propria epopea musicale da attraversare ogni sera. L’esperienza mi è servita per capire come conservare e investire l’energia, nella musica leggera si tende a semplificare tutto. Ecco perché ritengo “Domino” il frutto di quanto imparato grazie al musical».

Certo oggi stare nella musica è complicato...

«Un brano diventa vecchio in una settimana, ma non si deve avere l’ossessione di stare sempre al centro della scena. “Evita” ha azzerato la mia vanità: negli ultimi due anni ho lavorato al disco, preferendo sviluppare in profondità il mio lavoro. E poi essere in tour ogni anno mette troppa pressione». —

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