Le ferite di Ferrara «Spero tanto diventi la città di Bassani»
Abruzzese al teatro Ferrara Off oggi presenta il libro CasaperCasa «Racconto quattro anni di proteste: lo scrittore difendeva gli esclusi»
l’intervista
Oggi alle 17.30 a Ferrara Off (viale Alfonso d’Este) continua “Tradire Bassani”, rassegna a cura di Monica Pavani. Ospite dell’appuntamento è Sandro Abruzzese, insegnante e scrittore originario di Avellino, ma che conosce molto bene la nostra città. Abruzzese presenta (ad ingresso libero) il libro CasaperCasa (Rubettino Editore).
Partiamo dall’inizio: Ferrara è stata una scelta o un’imposizione? In ogni caso, è stato amore a prima vista o c’è voluto un po’ per entrare in sintonia?
«Da studente è stato subito amore per i suoi luoghi - racconta -. Andavo al cimitero ebraico, imbevuto com’ero di letteratura, quasi fosse un santuario personale, e forse lo è per davvero, perché dopo aver letto Bassani chiunque diventa un po’ ferrarese. Poi ho scelto di tornarci, e mi sono trovato nel bel mezzo di manifestazioni xenofobe, solitudini, proteste per i fallimenti bancari ed edili, i forconi, l’inquinamento del Quadrante est, gli efferati omicidi, la ferita di “Aldro”, mai rimarginata...».
Come e quando è nata l’idea di questo romanzo e quanto ci si trova di lei?
«Quando un ragazzo nigeriano si lanciò contro un treno in stazione e alcuni concittadini commentarono su Facebook inneggiando alla morte dei negri, decisi di scendere in strada e annotare quello che vedevo, inseguire Bassani, Celati o Cibotto, ma con gli occhi piantati all’altezza delle ginocchia. La bellezza di Ferrara mi aveva tradito, allora avrei percorso le sue strade. Dopo quattro anni, quel taccuino è diventato, grazie alla fiducia di Rubbettino editore, e dell’antropologo Vito Teti, CasaperCasa. Il libro a scuola? Un giorno dei ragazzi col mezzo sorriso fra i denti mi dissero che ero famoso perché mi avevano trovato su Amazon. In realtà non ho mai parlato in classe di CasaperCasa, però ho citato fatti di cronaca cittadina e ho parlato loro della morte di Federico Aldrovandi, un ragazzo che non va dimenticato perché la sua storia parla di noi, di tutta la nostra inadeguatezza».
Chi è stato per lei Bassani e cosa resta oggi di lui?
«Bassani sapeva che una comunità unisce vivi e morti, è fatta di memoria, senza cui non può esserci verità né giustizia. Un antifascista e azionista col dono poetico della scrittura, che di fronte all’interesse collettivo sapeva mettere da parte il suo narcisismo e farsi maestro di impegno civile. Certo, vorrei Ferrara fosse la città di Bassani: che, come i suoi romanzi, difendesse gli esclusi e i discriminati. Purtroppo, però, personaggi come Sgarbi lo accostano a Italo Balbo, ciò vuol dire che qualcuno in città dovrà rileggerlo oppure, per andare sul sicuro, farselo spiegare». —
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