La Nuova Ferrara

Le ferite di Ferrara «Spero tanto diventi la città di Bassani»

Samuele Govoni
Le ferite di Ferrara «Spero tanto diventi la città di Bassani»

Abruzzese al teatro Ferrara Off oggi presenta il libro CasaperCasa «Racconto quattro anni di proteste: lo scrittore difendeva gli esclusi» 

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l’intervista



Oggi alle 17.30 a Ferrara Off (viale Alfonso d’Este) continua “Tradire Bassani”, rassegna a cura di Monica Pavani. Ospite dell’appuntamento è Sandro Abruzzese, insegnante e scrittore originario di Avellino, ma che conosce molto bene la nostra città. Abruzzese presenta (ad ingresso libero) il libro CasaperCasa (Rubettino Editore).

Partiamo dall’inizio: Ferrara è stata una scelta o un’imposizione? In ogni caso, è stato amore a prima vista o c’è voluto un po’ per entrare in sintonia?

«Da studente è stato subito amore per i suoi luoghi - racconta -. Andavo al cimitero ebraico, imbevuto com’ero di letteratura, quasi fosse un santuario personale, e forse lo è per davvero, perché dopo aver letto Bassani chiunque diventa un po’ ferrarese. Poi ho scelto di tornarci, e mi sono trovato nel bel mezzo di manifestazioni xenofobe, solitudini, proteste per i fallimenti bancari ed edili, i forconi, l’inquinamento del Quadrante est, gli efferati omicidi, la ferita di “Aldro”, mai rimarginata...».

Come e quando è nata l’idea di questo romanzo e quanto ci si trova di lei?

«Quando un ragazzo nigeriano si lanciò contro un treno in stazione e alcuni concittadini commentarono su Facebook inneggiando alla morte dei negri, decisi di scendere in strada e annotare quello che vedevo, inseguire Bassani, Celati o Cibotto, ma con gli occhi piantati all’altezza delle ginocchia. La bellezza di Ferrara mi aveva tradito, allora avrei percorso le sue strade. Dopo quattro anni, quel taccuino è diventato, grazie alla fiducia di Rubbettino editore, e dell’antropologo Vito Teti, CasaperCasa. Il libro a scuola? Un giorno dei ragazzi col mezzo sorriso fra i denti mi dissero che ero famoso perché mi avevano trovato su Amazon. In realtà non ho mai parlato in classe di CasaperCasa, però ho citato fatti di cronaca cittadina e ho parlato loro della morte di Federico Aldrovandi, un ragazzo che non va dimenticato perché la sua storia parla di noi, di tutta la nostra inadeguatezza».

Chi è stato per lei Bassani e cosa resta oggi di lui?

«Bassani sapeva che una comunità unisce vivi e morti, è fatta di memoria, senza cui non può esserci verità né giustizia. Un antifascista e azionista col dono poetico della scrittura, che di fronte all’interesse collettivo sapeva mettere da parte il suo narcisismo e farsi maestro di impegno civile. Certo, vorrei Ferrara fosse la città di Bassani: che, come i suoi romanzi, difendesse gli esclusi e i discriminati. Purtroppo, però, personaggi come Sgarbi lo accostano a Italo Balbo, ciò vuol dire che qualcuno in città dovrà rileggerlo oppure, per andare sul sicuro, farselo spiegare». —



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