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L’arte innamorata dei levrieri I cani preferiti dai grandi maestri

Micaela Torboli
L’arte innamorata dei levrieri I cani preferiti dai grandi maestri

Ai Diamanti si ammirano i due animali dipinti da Courbet Celebre quello di Boldini nel Ritratto della marchesa Casati

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C’è tempo ancora fino al 6 gennaio per visitare la mostra “Courbet e la natura”, allestita a Palazzo dei Diamanti a Ferrara (corso Ercole I d’Este, 21). La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19, compresi il 25, 26 dicembre e l’1 e 6 gennaio. Il 31 dicembre le porte di Palazzo dei Diamanti resteranno aperte fino alle 23.30 mentre il 4 e 5 gennaio fino alle 22.30. Anche durante queste aperture straordinarie la biglietteria chiuderà 30 minuti prima.

dipingere in vacanza

Courbet amava nuotare, e nell’estate del 1866 si recò nella mondana Deauville per tuffarsi tra le onde. All’inizio di agosto accolse infatti l’invito del conte di Choiseul, che nella amena località marina possedeva quello che i francesi definiscono uno “chalet villa”. Giunto provato e stanco, subito si riprese data la presenza in loco di uno scenario naturale che definì come un paradiso terrestre in una lettera alla sorella minore Juliette, accolto con grande gentilezza dal suo ospite, charmant, uno dei figli maschi della numerosa progenie del duca di Choiseul-Praslin. Tutti i membri della casata avevano tre nomi di battesimo, pare che l’ospite fosse Hector, ma viene anche chiamato diversamente nei testi su Courbet, o talora confuso con uno dei suoi fratelli. Durante il soggiorno a Deauville la sorella del conte, Marie Marthe, acquistò un’opera del pittore, che quindi faceva oltretutto buoni affari.

i levrieri

Courbet in quel tempo felice dipinse i due levrieri del giovane nobiluomo. Tanto il padrone dei cani che gli animali erano dei veri aristocratici, e si dice che spesso i cani somiglino ai padroni, anche nelle fattezze: così pare che fosse in questo caso. Nello chalet villa abbondavano i gerani, e i giardini esplodevano di fiori e piante. Ogni mattina Courbet si copriva sommariamente e faceva i suoi bagni direttamente dalla discesa a mare della casa, che era a due passi. Sullo sfondo del quadro si vedono le onde, la composizione è armoniosa, le bestiole sembrano vive anche perché sono prese quasi da sotto in su. Vien da pensare che Courbet richiamasse nella sua tela gli eleganti levrieri dell’arte italiana.

Si pensi anche soltanto, fra i tanti che immortalarono questi animali meravigliosi, agli impareggiabili disegni quattrocenteschi di Pisanello che li raffigurano, o alla coppia, uno bianco ed uno nero in magica contrapposizione, che Piero della Francesca dipinse presso il Tempio Malatestiano di Rimini.

dalla francia a ferrara

Ma, con il massimo rispetto ed ammirazione per Courbet, il levriero più formidabile della storia della pittura resta quello che compare nel Ritratto della marchesa Luisa Casati del ferrarese Giovanni Boldini, pennellato nel 1908. Appartiene da qualche anno al compositore Andrew Lloyd Webber, autore dei musicalsJesus Christ Superstar, Evita e Cats. «Nero brillante nella brillante luce»: così definì un levriero color ebano il poeta Grenfell. Non questo in particolare, ma la razza, sontuosamente bella, non poteva non colpire il lato animalista della “divina” marchesa Casati.

È basato su una sinfonia di nero su nero su altro nero giustapposti, con solo qualche strategico tocco di viola e del bianco di un lungo guanto di seta candido come il viso della dama dagli immensi occhi bistrati, ma lasciando intatta la percezione delle figure, degli spazi e delle superfici, resa possibile solo grazie al talento immenso di Boldini. Se avesse potuto vedere quel quadro, probabilmente Courbet avrebbe ammesso la vittoria del ferrarese nella disfida dei levrieri, esclamando un bel «Chapeau!».

Micaela Torboli

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