Boni & C. pionieri ferraresi della radio Nel 1911 la prima trasmissione di note
Gli esperimenti di un gruppo di studenti di fisica e dopo la Grande Guerra le basi per i radioamatori
Non si può dire che la radio è nata a Ferrara, ma di certo una delle prime trasmissioni, non quelle radiofoniche come le intendiamo oggi, è stata ferrarese. Si tratta di radio con l’utilizzo delle trasmittenti a scintilla legate all’invenzione del nostro “vicino”, il bolognese Guglielmo Marconi. I precursori estensi furono un gruppo di studenti di fisica dell’Università, il cui insegnante era il lughese Giuseppe Bongiovanni. Il più brillante fra loro fu Leonello Boni, il quale proseguì i suoi esperimenti anche dopo la Prima Guerra Mondiale, risultando fra i precursori della radio nella nostra città.
gli inizi
La storia dice che il 23 maggio1910 iniziò dalla torre Eiffel di Parigi la trasmissione quotidiana dei segnali orari. Un gruppo di studenti ferraresi iniziavano proprio in quei giorni ad appassionarsi alla trasmissione senza fili, realizzando i primi apparati trasmittenti a scintilla sotto la guida dei professori Bongiovanni e Brunè. Il primo, in particolare, aveva un laboratorio sulla torre di Santa Caterina del Castello, da lì curava la stazione metereologica e si dilettava nei primi esperimenti di trasmissione e ricezione delle onde radio. Fra i suoi estimatori De Chirico, che in alcuni dei suoi quadri del periodo metafisico ritraggono strumenti del laboratorio di Bongiovanni.
Fra gli allievi si distinse Boni, classe 1896, insieme al compagno Mario Chiozzi comprò per 25 lire una cuffia e si costruì un rudimentale ricevitore per ascoltare il segnale radio proveniente da Parigi. Il primo, debole, segnale lo captò nel dicembre del 1910. Così si dedicò alla trasmissione, a quel tempo esclusivamente in telegrafia. Modulando manualmente la lamina dell’apparecchio che produceva le scintille si accorse che queste variavano la nota di trasmissione. E il 13 gennaio 1911 mise a punto la sua “trasmittente musicale”, nonché la stazione ricevente-trasmittente del compagno di scuola che doveva intercettarlo. Trasmise le prime battute dell’Inno di Garibaldi. Quasi certamente la prima trasmissione di note musicali in Italia.
la guerra
Con l’arrivo del primo conflitto mondiale, il dirigente delle Poste cittadine coinvolse la Polizia per far sequestrate ogni antenna o ricevitore. Episodio raccontato dallo stesso Boni in un diario ritrovato anni dopo.
“Ed anche il professor Bongiovanni, infine - scrive Boni -preso dal sacro entusiasmo dei suoi allievi e consigliato da padre Alfani dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze, decise di dotare anche la sua Universita di una “cassettina ricevente” che acquistò da Ducreté a Parigi. Ma, anche a lui, male gliene incolse: un bel giorno, il direttore provinciale delle Poste e Telegrafi, nell’agosto 1914, decise di farla finire con questa storia... A tale scopo organizzò una “battuta” per scoprire gli “impianti abusivi”; un nucleo di “guardafili” della sua amministrazione ebbe l’ordine, senza però dargli uno specifico mandato ufficiale, di esplorare le zone indiziate ed entrare nelle case per smontare e far bottino di tutto quanto, secondo quegli “esperti” poteva costituire “corpo di reato”. Il comico fu che, per l’ignoranza di ciò che potesse formare una stazione radiotelegrafica, che si aveva in quell’epoca, dalla terrazza della casa di due medici radiologhi vennero asportati, quale “corpo di reato”, persino i fili di ferro zincato che servivano per stendere il bucato... Naturalmente anche a casa mia venne frugata e “tutto” fu asportato, materiale che comparve, poi, il giorno del processo, con altri rottami sequestrati, sul tavolo della giustizia. Il “giorno del giudizio” fu il 17 marzo 1915: l’accusa inconsistente, fatta da incompetenti, cadde subito per la personalità e la notorietà degli imputati, per la testimonianze autorevoli a difesa, dopo l’esame dei “corpi di reato”. Cadde nel ridicolo perché reato non vi era, cadde tra lo sghignazzare intrattenibile di uno sceltissimo pubblico che affollava la sala della Pretura, tra cui figuravano l’intero corpo accademico e quasi tutti gli studenti dell’Università di Ferrara. Cadde di fronte a un direttore delle Poste e Telegrafi che, posto di fronte al pericolo di venir denunciato per violazione di domicilio e abuso di autorità, dichiarava balbettando in udienza la sua «assoluta incompetenza in materia di radiotelegrafia»”.
GLI ANNI SUCCESSIVI
Gli esperimenti ripresero nel 1922 fra mille difficoltà e controlli. Boni si era laureato continuando a coltivare la sua passione. I radioamatori ferraresi di allora si chiamavano Pietro Lana, classe 1893, nipote del patriota incarcerato dagli austriaci. Combattè nella Grande Guerra, si laureò e fu preside e docente in diversi istituti di Ferrara, oltre che appassionato di radio. Poi, Mario Chiozzi che negli anni ’20 realizzò una stazione radio per trasmettere la radiocronaca di un incontro di boxe che si teneva a Pontelagoscuro. Personaggio storico per la nostra città (che oggi conta circa 200 radioamatori) fu Franco Moretti, che fondò Radio Ferrara (prima radio libera) nel ’47 in via Garibaldi. Fu lui a trasmettere il processo De Santis (per crimini fascisti) e nel ’51 la cronaca dell’alluvione nel Polesine. —
Ha collaborato
Gian Paolo Bertelli
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