La Nuova Ferrara

Nuovo libro del ferrarese Tenani «Forza Spal dalla Cambogia»

L’autore trasferitosi con la famiglia a Kampot è ritornato in libreria «Scrivo di una giovane europea che qui prova le mie stesse emozioni» 

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TRE DOMANDE

Èuscito il nuovo libro di Nicola Tenani, il ferrarese trasferitosi con la famiglia a Kampot, in Cambogia. Conclusa la trilogia Keralita con il volume Le fate del Kochi, uscito la scorsa estate, ora torna in libreria con Chitrashalabham (Eclypse word publishing).

Di cosa tratta il libro?

«La storia nasce a Berlino: Sabine è nella fase di post-laurea, quel gap esistenziale nel quale è abbastanza diffusa tra i neo-laureati la voglia di attendere l'occasione dei sogni, ma la sua sarà una possibilità che arriva da lontano. Una mail dal Kerala, scritta dal direttore di un college alla ricerca di una neo-laureata in lingue per incrementare l'inglese parlato dei suoi studenti, la pone di fronte a una realtà da lei completamente ignorata: l'India.

Da quel momento ciò che sembrava l'assurda potenzialità remota diviene la certezza almeno di osare un anno “sabbatico”, ma quell'esperienza la muterà nel profondo, la sua metamorfosi personale, Chitrashalabham, in lingua malayali significa proprio falena, anzi, per essere precisi, meravigliosa farfalla inteso come farfalla notturna».

Insomma, c’è qualcosa della sua esperienza...

«Tutto ciò che prova lei è un po' ciò che provo io: vivo in Cambogia ma non rinnego le mie origini culturali. Anzi, qui le amplifico, peccato non poterle condividere. Gli asiatici sono spesso chiusi verso il nuovo, ora ad esempio vivono la musica come una sorta di riscatto pensando che quella terribile techno khmer malese o cinese che ascoltano li renda al passo con i tempi, così come l'hip-hop, che in tutto il secondo o terzo mondo fa da collante ma, senza offesa per nessuno, è un puntare al basso. Sappiamo benissimo che tanti poveri si riconoscono nel genere dimenticando che spesso i rapper americani vivono in ville con piscine enormi, hanno collane d'oro da svariati carati, parlano di bassifondi e miseria però in realtà sono loro stessi macchine per far soldi, oggetti e schiavi del mainstream».

Come procede la sua esperienza di vita?

«Continuo il mio cammino verso la nuova vita sempre stabilmente qui nella piccola Kampot, in cui ho iniziato un progetto di guida turistica, specializzandomi soprattutto nella mia area d’appartenenza che ormai conosco alla perfezione, portando turisti a scoprire con me templi, pagode, natura, grotte con centinaia di pipistrelli, scimmie, spiagge e piantagioni dell’ottimo pepe locale. Ma mi occupo pure della capitale, Phnom Penh, tour fra Museo del Genocidio, palazzo Reale e Pagoda daArgento, le crociere sul Mekong e lo shopping. Certo, ci manca la libertà incondizionata di viaggiare ma non possiamo lamentarci, lavoriamo sodo, guadagniamo il necessario per vivere ma con la libertà che agognavamo. Comunque non dimentico la mia città. Anche da qui dico forza Spal: siamo sempre ferrarsi ovunque nel mondo e dovremmo esserne orgogliosi, tirare fuori il meglio, figli di Antonioni, Bassani, Ariosto, Quilici, Rambaldi...». —

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