Canali e Rossofuoco «Sono le persone a fare la differenza»
Il nuovo album, il tour e una tappa a sorpresa tra le mura Il frontman: ognuno vorrebbe la sua scaletta, però decido io
Giorgio Canali e Rossofuoco oggi alle 21.30 saranno protagonisti del Switch On Festival, tre giorni di interventi artistici e culturali nella sala Punto. 189 in viale Cavour, alla base del Grattacielo di Ferrara.
Canali, il nuovo disco e il tour. Come vanno le cose?
«Fino a questo momento è stato divertente, soprattutto le due date iniziali. I primi concerti sono stati in concomitanza con l’uscita del disco. La gente ancora non conosceva le canzoni ed è stato bello vedere le loro reazioni. Ora i pezzi di Undici canzoni di merda con dentro la pioggia sono “entrati in circolo”, il pubblico li conosce e li canta con noi. L’accoglienza è buona, siamo felici».
La scaletta è tutta concentrata sul nuovo album o c’è spazio anche per i classici?
«Le nuove canzoni ci sono tutte ed era un pezzo che non succedeva. Di solito ne mettevamo in scaletta quattro o cinque e poi andavamo coi classici, questa volta no; ci piacciono troppo. Ovvio il repertorio storico non manca ma penso che questo disco sia il nostro lavoro migliore. Alcuni brani, gli “irrinunciabili”, non possono mai mancare anche se accontentare tutti è impossibile, ognuno vorrebbe la sua scaletta, come un jukebox, ma alla fine... decido sempre io».
Vasco Brondi ha registrato “Canzoni da spiaggia deturpata” nella sua casa-studio dieci anni fa. Ora ha scelto di dire basta alle Luci della centrale elettrica, cosa ne pensa?
«Lo stimo moltissimo per questa mossa. Se vuole continuare a fare ciò che vuole e non ciò che vogliono o si aspettano i fan, non poteva comportarsi diversamente. È una scelta che, nel tempo, secondo me, lo ripagherà».
“Dieci anni tra la via Emilia e la Via Lattea” oltre che ad una raccolta e a un tour nei teatri, è diventato anche un libro. Il suo nome compare spesso tra quelle pagine, vi sentite ancora?
«Certo. Spesso quando ha del materiale musicale anche solo abbozzato me lo fa sentire perché probabilmente gli fa piacere rendermi partecipe di quel progetto. Io gli do dei consigli che lui puntualmente non segue, e fa bene; è giusto così».
Come nascono le sue canzoni? Scrive anche in tour o composizione e concerti sono due momenti separati?
«È cambiato molto il mio modo di scrivere e comporre negli ultimi anni ed è anche per questo che è passato così tanto tempo tra l’ultimo disco di inediti a questo (7 anni, ndr). Fino al 2011 segnavo anche solo dei semplici appunti sui quali poi andavo a lavorare. Ora faccio con quello che mi resta in testa. Se un’idea mi rimane impressa vuol dire che merita di essere perseguita, se invece come è arrivata se ne va, significa che non ne valeva la pena. Magari così facendo mi perdo anche qualcosa di buono ma amen, per me funziona così».
“Accendi un fuoco” è stato il singolo che ha anticipato l’uscita del disco, ci sarà un altro estratto o no?
«Sto cercando di farmi venire in mente un’idea brillante per un videoclip ma per il momento non sta arrivando. Lanciare un’altra canzone a scopo promozionale non mi interessa; la nostra promozione la facciamo dal vivo sul palco, durante i concerti».
Che effetto le fa tornare a Ferrara? Sente nell’aria qualcosa di speciale o è una città come un’altra?
«Sono contento di suonarci, è la città dove ho vissuto vent’anni ma non sento nessun attaccamento particolare. Sarebbe un po’ come suonare a Firenze o Parigi, altre città in cui ho abitato. Non sono i luoghi, ma le persone, a fare la differenza». —
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