Pinketts ha saputo lottare per la condizione dei clochard
Lo scrittore morto giovedì era stato ospite della rassegna GialloFerrara Il racconto dei due incontri avuti con l’organizzatore estense Bianchi
il ricordo
Ho scritto la prima volta ad Andrea Pinchetti, in arte “G. Pinketts” (scrittore morto giovedì), dopo aver captato un suo inciso a favore della condizione dei clochard durante una puntata di “Mistero”. Si scorgeva dietro la maschera del personaggio televisivo con il cappellaccio a tese larghe e l’immancabile toscano in bocca, un’accortezza dissonante rispetto al tenore del programma televisivo, quasi lui fosse troppo e si tenesse a freno. I set l’hanno sempre divertito, come muoversi tra le pagine attraverso il suo alter ego, Lazzaro Santandrea, il quale l’aveva reso una penna singolare. Quell’accortezza, però, derivava da una sensibilità irriducibile, che spesso lo aveva esposto a eccessi e avversità.
il contatto
Una notte d’inverno gli mandai una mail, mentre viaggiavo sull’Euronight da Mestre alla mia città (Ferrara, ndr), quando la presenza dei senza tetto che si raccoglievano a causa del freddo intorno alle sale d’aspetto delle stazioni cominciava ad infastidire i “verdani” ferraresi. Pinketts notava gli emarginati, li seguiva dentro i rispettivi angoli di buio, dentro il rifiuto sociale che avevano scelto o subìto.
Nei reportage che firmava con uno pseudonimo per Panorama gli veniva spontaneo mettersi per qualche istante nei loro panni, svestendoli sino allo strato emotivo. Non a caso, rivalersi sulle storture della vita, sui precipizi che la sfortuna ci riserva cinicamente o rimediare agli eccessi per mancanza di volontà forgia il carattere dell’individuo, così dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fiori. E nell’antologia Gioventù Cannibale, di fianco a rinnegati quali Nove e Luttazzi, lo dimostrava già con il suo sarcasmo surreale.
il saluto
Lo incontrai come fosse un uomo di passaggio giusto il tempo di un caffé sotto le volte in ferro e vetro della stazione di Milano Centrale; parlammo di poesia e neanche volle uscire da quella dimensione. L’ultima volta che lo salutai fu in occasione della 2ª edizione di GialloFerrara, tre anni fa: quando si sentiva a suo agio sapeva ascoltare e rendersi insostituibile. —
Matteo Bianchi
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