La Nuova Ferrara

Esperienza teatrale per le persone affette da malattie degenerative

Esperienza teatrale per le persone affette da malattie degenerative

Concluso il percorso durato quattro anni condotto dal regista Traitsis «L’esistenza non è finita: così si creano legami fra cura e creatività» 

2 MINUTI DI LETTURA





il progetto

Lo studio teatrale “Che cos'è l'amor…” (epistolari d’amore) ha segnato la conclusione del percorso laboratoriale del progetto “Il teatro e il benessere”, rivolto a persone affette da malattie degenerative, ai loro famigliari, care givers, operatori socio assistenziali e studenti universitari.

«“Il teatro e il benessere” è un luogo d’incontro alla ricerca di contatti e relazioni. Dove esporsi con coraggio e determinazione, respingendo la paura e nel rispetto della propria persona e degli altri. Per sperimentare le proprie fantasie, affrontando limiti, delusioni, disperazioni. Dove rafforzare la stima in se stessi giocando a fare teatro», dice Michalis Traitsis, regista e pedagogo teatrale di Balamòs Teatro, conduttore del laboratorio teatrale del Ctu (Centro teatro universitario), con l’impegno di creare un ulteriore legame tra processi di cura e processi creativi. La malattia e la sua cronicizzazione impongono un cambiamento radicale di vita, delle persone coinvolte e pure dei famigliari, che almeno agli inizi è vissuto come arresto totale di vita, scompaginamento in cui pare difficile attivare risorse.

lo sviluppo

«Un’esperienza teatrale, se integrata nell’insieme delle attività riabilitative, può ritenersi efficace strumento all’interno di una riabilitazione multifunzionale», aggiunge Traitsis.

Il percorso laboratoriale si propone come spazio-tempo separato dalla quotidianità, dove è possibile soprattutto presentarsi agli altri a prescindere dalla malattia, sperimentare insieme a compagni e famigliari, un cerchio di attenzione, solidarietà, incoraggiamenti reciproci, costruzione di un’impresa comune che crea un respiro collettivo, mette in contatto con i propri limiti ma al contempo con le proprie risorse, che mira a riattivare le parti “sane” per contrastare la mortificazione della malattia, creando nuove modalità relazionali. «Nel primo anno del progetto si è scelto di lavorare sulla memoria emotiva, sul passato inteso come patrimonio di ricordi tradotti in storie e narrazioni. Nel secondo si è affrontato la sfida del futuro, sogno da ritrovare, da svelare a se stessi prima che agli altri. Nel terzo si è esplorata, attraverso storie di bizzarri personaggi, la possibilità di un “altrove” dove è possibile costruirsi altre realtà che aiutano e alleggeriscono le proprie. E quest’anno ci si è accostati al tema dell’amore: lettere non solo come ponti che legano le persone, ma soprattutto come ponti aperti dentro di noi, varchi che ci permettono di capire meglio, soppesare emozioni e idee, dare spessore a cose; oggi per noi è tutto ignoto». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google