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il lutto 

Il mondo piange Amos Oz narratore e uomo del dialogo

Il mondo piange Amos Oz narratore e uomo del dialogo

L’autore di “Una storia d'amore e di tenebra” lavorava a un nuovo libro L’ultima lezione contro la politica-show e la banalizzazione del voto

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Non usava il computer e sulla sua scrivania aveva sempre due penne Amos Oz: una era quella politica che adoperava quando si «arrabbiava, ma tanto e davvero», l’altra quella del narratore che stava usando per scrivere il suo nuovo, atteso, romanzo. Che Feltrinelli potrebbe pubblicare postumo: lo scrittore è morto ieri, un gigante della letteratura che considerava «un imperativo morale cercare di mettersi nei panni dell’altro».

Lo scorso giugno, Oz aveva tenuto una lectio magistralis a Taormina, confermando il suo sguardo acceso sul presente, la sua visione di intellettuale sempre in prima linea nella lotta contro le ingiustizie e i conflitti. E aveva puntato il dito sulla politica, diventata, a suo giudizio, «una seconda industria dell’entertainment, del divertimento. E, mi dispiace dirlo, anche molti media non fanno altro che fare del divertimento». Si vota, ragionava lo scrittore, con l’idea «che sia una cosa leggera. Il voto, sotto certi punti di vista, è diventato una barzelletta. Ma, bisogna ricordare, e io non sono un leninista, quello che disse chiaramente Lenin: la politica è destinata a perdere se non le daremo la giusta importanza. La politica si è spettacolarizzata e questo ha portato a un disastro enorme che diventerà ancora più colossale se non riusciremo a rivalutare in modo pervicace tutti i veri elementi della democrazia».

L’impegno civile

Cittadino appassionato, l’autore di “Una storia d’amore e di tenebra”, di “Giuda” e di “Cari Fanatici” (l’ultimo libro uscito in Italia per Feltrinelli) era arrivato anzi ad ipotizzare la necessità di un esame da far sostenere ai cittadini «prima di votare». Intanto, diceva, le conseguenze di questa deriva della politica si vedono chiaramente: «Quello che mi colpisce tantissimo dei profughi attualmente in Europa, è la loro sofferenza e la mancanza di speranza. Credo che l’unico modo per risolvere il problema sia quello di affrontarlo a casa loro. Se si fosse fatto qualcosa in passato per risolvere i problemi del terzo mondo non ci troveremo in questa situazione ora».

combattente di pace

Anche quello che sta succedendo in America, sosteneva, non lascia grandi speranze: «Non dovrebbe mai esserci una situazione in cui i figli vengono divisi dai genitori. L’ultima volta che vennero separati i figli dai genitori fu nell’epoca nazista». Per risolvere il problema dell’immigrazione clandestina, suggeriva, Trump dovrebbe piuttosto «cercare di trovare una riconciliazione, di lavorare per raggiungere un equilibrio tra i paesi ricchi e quelli meno ricchi. Non ci sono alternative». Quanto alla pace, spiegava, ce n’è di due tipi: «quella che si raggiunge quando si muore, e la pace pragmatica, quella che mi auguro ci possa essere tra Israele e la Palestina». Una pace che passi dalla Soluzione dei Due Stati: non è un caso che molti intellettuali palestinesi l’abbiano salutato come “combattente di pace”. –

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