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Cento

Tesei, il mentalista: «Sono un giocoliere di mente e illusioni»

Beatrice Barberini
Tesei, il mentalista: «Sono un giocoliere di mente e illusioni»

Domani il suo spettacolo "Mind Juggler". Alla Pandurera anche il pubblico sarà protagonista

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CENTO. Tutti pronti a mettere in gioco i propri pensieri e convinzioni. Sicuri che non siano solo illusioni o interpretazioni?

Arriva a Cento Francesco Tesei, il mentalista, e il suo one man show “Mind Juggler”. Approderà sul palcoscenico del Teatro Pandurera domani alle 21. Quello che porterà in scena, sarà un “meta spettacolo” in cui il pubblico diventa vero protagonista di un gioco in cui i cinque sensi, il pensiero, la percezione, l’immaginazione e la comunicazione saranno fondamentali. In questo modo, Francesco Tesei si conferma “giocoliere della mente”.

Perché “Mind Juggler’” e cosa significa essere giocoliere della mente?

«Mi piaceva questo titolo, composto da due parole importanti – spiega Tesei –: la mente, perché sono un mentalista, e il giocoliere, che richiama l’immagine di colui che fa acrobazie con le palline. Io mi immagino nella stessa situazione, ma invece delle palline, mi trovo a giocare con la mente e a fare acrobazie con i pensieri delle persone».

Cosa vuol dire essere un mentalista? E mentalista si nasce o si diventa?

«Se dicessi che mentalista si nasce, qualcuno potrebbe equivocare pensando che io abbia poteri particolari. Invece non è così. Mi presento in scena spiegando che non ho poteri sovrannaturali o paranormali. Gioco con alcune tecniche di comunicazione, mentalismo e psicologia, e attraverso di esse invito il pubblico ad attingere dalle risorse “magiche” dell’inconscio, e ad esplorare insieme mondi misteriosi e in continua evoluzione: i mondi della mente e della comunicazione. E tutto, mescolato con l’illusionismo, che riflette le illusioni della nostra mente. La mente umana ha risorse e potenzialità straordinarie, ma è anche prima grande ingannatrice. Il grande inganno è scambiare tutto questo per la realtà. Una realtà che viviamo in maniera soggettiva. Invece dovremmo renderci conto che c’è sempre un filtro tra realtà oggettiva e significato che diamo ai fatti, legato all’interpretazione personale».

Sul palco quindi, per sorprendere e far riflettere?

«Lo spettacolo diventa meta-teatro sulla comunicazione. Fare il giocoliere in fondo, vuol dire combinare questi aspetti. Giocheremo insieme, per costruire qualcosa che meravigli, provochi e faccia nascere dubbi nella mente degli spettatori. Interrogativi e domande a cui ogni persona darà risposte differenti. La realtà infatti è che non c’è una verità assoluta. Ognuno avrà la sua verità, ognuno darà la propria interpretazione personale. Questo riflette l’aspetto illusorio e relativo della realtà”.

Uno spettacolo interattivo quindi, col pubblico protagonista. Cosa vorrebbe trasmettere al pubblico di Cento e cosa si aspetta dagli spettatori della Pandurera?

«Qualcuno può essere intimorito dalla figura del mentalista, un personaggio che si avvicina per leggere nella mente. In fondo, i nostri pensieri sono l’ultima frontiera e soglia di privacy che abbiamo. In tutto il resto, in questo mondo tecnologico, siamo sempre più tracciabili. In realtà, non c’è motivo di preoccuparsi o di essere messi in imbarazzo. È un gioco. E in Pandurera giocheremo insieme, sapendo che il mio obiettivo è tirare fuori il meglio dalle persone. Sarà un’esperienza divertente. Sebbene io lo abbia portato in televisione, il mentalismo nasce per essere fatto dal vivo, e il teatro è il suo ambito previlegiato. Le persone le scelgo a caso, lanciando un pupazzo in platea”.

E dopo aver portato in scena “Mind Juggler” alla Pandurera?

«A Cento porterò lo spettacolo originale, il primo, quello che 8 anni fa ha lanciato la mia carriera. Aiuta a capire cos’è il mentalismo. È seguito poi un secondo spettacolo, “The Game”, con cui ho girato l’Italia, mentre il 2 febbraio al Teatro Galleria di Legnano il debutto del nuovo spettacolo: “Human”. Avrà al centro, cosa vuol dire “essere umano” in un mondo sempre più tecnologico, virtuale e illusorio». –

Beatrice Barberini

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