La Nuova Ferrara

la storia 

Per la bella Gladys una vita tormentata Ma è lei il simbolo della mostra su Boldini

Micaela Torboli
Per la bella Gladys una vita tormentata Ma è lei il simbolo della mostra su Boldini

La donna americana ispirò mostri sacri e sposò un Churchill Credendosi brutta si iniettò paraffina e rimase sfigurata

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Da sabato 16 febbraio fino al 2 giugno a Palazzo dei Diamanti sarà ospitata la mostra “Boldini e la moda”. Oggi a partire dalle 17, alla sala Estense (in piazza Municipale, 14), la curatrice della mostra Barbara Guidi, presenterà la rassegna in esclusiva ai presidi, ai dirigenti scolastici e ai docenti di Ferrara e provincia. Sarà presente Cristina Corazzari, assessore del Comune di Ferrara.

La rassegna, organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Museo Giovanni Boldini di Ferrara, intende approfondire per la prima volta i legami dell’artista ferrarese nei confronti dell’emergente fenomeno dell’alta moda e delle sue implicazioni in ambito sociale, culturale e della comunicazione di massa.

l’opera simbolo

Bella, era bella. Di più, incantava, soggiogando tutti. Magnifici occhi celesti, fascino e brio. Gladys il nome, Deacon il cognome, americana nata a Parigi nel 1881, degna dei romanzi di Henry James. Donna un po’ folle, come il padre che avrebbe ucciso l’amante della moglie, e non rare furono le crisi di nervi nella sua famiglia. In America le ragazze come lei, vogliose di catturare qualche illustre partito magari titolato, e sfondare in un mondo dorato tutto mondanità e ricchezza, sono tuttora dette “socialites”. Gladys ispirava uomini come D’Annunzio, Proust, Monet e Rodin. Intorno al 1890 conobbe una coppia celebre, ma infelice: i duchi di Marlborough, ovvero l’adorabile statunitense Consuelo, nata nientemeno che Vanderbilt, e Charles Spencer-Churchill, cugino di Winston Churchill. Essi vivevano in uno dei più grandiosi edifici inglesi, Blenheim Palace, Oxfordshire. Pare sia l’unica costruzione non appartenente alla Corona o alla Chiesa che possa fregiarsi del nome di “palazzo”.

il dipinto

Impagabili inglesi. Consuelo acconsentì controvoglia a sposare Charles, ma sua madre la voleva duchessa, e così fu. Poi entrò in scena Gladys, ben più giovane di Consuelo. Le avrebbe strappato, decisa, l’attenzione del marito. Prima come sua amante, poi, dopo il divorzio tra i duchi, pose finalmente la corona sulla mirabile testa. Felice? Per un po’, ma si insinuava in lei traccia del male, nella sua mente balzana si convinse di essere brutta. Tremende iniezioni di paraffina, che si fece praticare per migliorare il proprio aspetto, la sfigurarono. Ma prima del dramma un mago del pennello l’aveva ritratta in tutto il suo splendore, un ferrarese, Giovanni Boldini.

Il quadro, datato dai più nell’anno 1916, vede Gladys in una postura innovativa e dinamica, e vive e si muove e sorride. Una meraviglia. Del resto, lei non poteva essere da meno di Consuelo, anni prima immortalata da Boldini insieme al secondo figlio, lord Ivor: questo quadro perfetto è patrimonio del Metropolitan Museum di New York, donato dalla stessa Consuelo. È il quadro simbolo della mostra estense.

nessuna come lei

Anche altre donne Vanderbilt ebbero il loro ritratto boldiniano, vanto dei saloni della residenza di Biltmore (in North Carolina), ancor oggi la più grande dimora privata degli States, il che è tutto dire. Il duca di Marlborough morì nel 1934, Gladys, che avrà una vecchiaia triste ed errabonda, visse fino al 1977. Ma la sua bellezza giovanile, resa eterna nel ritratto del nostro amato Maestro, si potrà vedere fra pochi giorni, per travolgerci, a Palazzo dei Diamanti, nel cuore della mostra “Boldini e la moda”. Insomma, Gladys forever. —

Micaela Torboli





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