La Nuova Ferrara

Un documentario per raccontare la storia del film Gli occhiali d’oro

Antonio J. Palermo

La regista Giulietti lavorò con Montaldo «Voglio raccontare perché fu realizzato» 

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FERRARA. Ha iniziato dal “basso”, ha scalato tutte le posizioni e ora è giunta in cima. Si potrebbe riassumere in questa frase la vita professionale di Silvia Giulietti, ma così facendo si escluderebbero colpevolmente i suoi ricordi e le sue avventure nel mondo del cinema. È di rencete tornata a Ferrara (già aveva avuto modo di conoscere la città insieme a Giuliano Montaldo nel 1987 per la realizzazione del film Gli occhiali d’oro, basato sull’omonimo romanzo di Giorgio Bassani) per il festival Ferrara Film Corto.

Come nasce la sua passione per il cinema?

«Dalla presenza di mia madre - racconta -, amministratore unico di Gaumont Italia insieme a Rossellini, Cecchi Gori padre e Angelo Rizzoli. Quindi a casa mia si è sempre respirato aria di cinema: io ero molto piccola e avevo una grande passione, quella per la fotografia. Ovviamente mia mamma tentava di insegnarmi il suo di mestiere portandomi con sé in ufficio, ma a me non piaceva stare dietro una scrivania. Un giorno arrivò il produttore Manolo Bolognini e disse a mia madre: “Questa ragazzina ha già lo sguardo vecchio”; mi si illuminò il viso. Mi chiese cosa sapessi fare e io dissi le fotografie. Lui mi rispose di portare la macchina fotografica il giorno dopo perché mi avrebbe portata sul set. E cosi fui catapultata sul set di un film di Lina Wertmüller e iniziai da fotografa di scena».

Rapporto lungo quello con la celebre regista...

«Con la Wertmuller ho realizzato anche altri due film, fin quando capii che quel ruolo mi stava stretto. Ci fu poi una lite tra me e lei perché voleva facessi una comparsata: non volevo perché mi vergognavo e mi mandò via dal set. Tornai triste in ufficio da mia madre e vi trovai Armando Nannuzzi, direttore della fotografia di Visconti e Pasolini, il quale mi disse di andare a lavorare con lui. E così sono salita su set sempre più grossi come quello per Dino Delaurentis. E poi conobbi Giuliano Montaldo...».

Ferrara è nuovamente spunto di lavoro per lei.

«Sto seguendo la memoria artistica di Montaldo facendo un documentario sul film Sacco e Vanzetti e poi ne farò uno su Gli occhiali d’oro, che reputo il film più bello a cui ho lavorato: la città ci accolse in una maniera fantastica, eravamo una vera e propria famiglia e tornare qui è una grande emozione. Racconteremo i perché della realizzazione di quel film, racconteremo di chi ha saputo trovare il modo di parlare in chiave artistica di temi come la persecuzione degli omosessuali durante l’epoca fascista. Cercherò di coinvolgere tutti coloro che presero parte ai lavori. Ah, a quei tempi realizzammo un documentario sulla città, ci muovevamo a bordo di un Ape, spero che qualcuno mi aiuti a ritrovare quel lavoro che realizzammo». —

Antonio J. Palermo
 

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