L’omaggio di Stegani a venti personaggi ferraresi
A La Pazienza arti e libri una mostra con le fotografie raffiguranti protagonisti della cultura cittadina da Andreotti a Zappaterra
A partire da oggi e fino al 7 marzo a La Pazienza arti e libri, c’è la mostra “Venti personaggi”, visitabile con orario 10.30-12.30 e 16-19.30, tranne domenica e lunedì mattina. L’inaugurazione è in programma alle 17.30. E i venti personaggi ritratti dall’artista Antonello Stefani (e in parete) non devono indossare divise.
I venti personaggi in questione sono Angelo Andreotti, Carlo Ansaloni, Giuliana Berengan, Riccardo Biavati, Lola e Maurizio Bonora, Maurizio Camerani, Marco Caselli Nirmal, Franco Farina, Franco Goberti, Gianni Guidi, Liviana Pontelli, Massimo Roncarà, Mustafa Sabbagh, Gianpietro Testa, Raffaele e Rodolfo Torelli, Gianni Vallieri, Sergio Zanni e Paolo Zappaterra.
i soggetti
Donne e uomini che appartengono al mondo della cultura ferrarese, ritratti senza attributi del loro mestiere, e non solo perché in città sono molto conosciuti, ma per le tracce che il loro lavoro ha lasciato. Attributi come il pennello in mano al pittore, o la penna allo scrittore, o il violino al musicista servivano per cantarne la gloria nei dipinti antichi. Dalla rivoluzione tecnologica compiuta dalla fotografia, il rapporto con la realtà e il catturare l’immagine venne sempre più spesso affidato a questo strumento, apparentemente lucido, freddo, ma oggettivo.
La passerella di volti che Stegani ha scelto di esporre, tra infiniti scatti del suo lungo percorso di fotografo, sono anche una sua autobiografia. L’occhio ci restituisce non solo il carattere del soggetto ritratto, ma anche la visione di chi lo ritrae, perché ha interagito senza lunghe ore di posa come richiede la pittura, ma cogliendo solo quel preciso attimo.
l’autore
Stegani si definisce «un fotografo da studio, riflessivo», d’accordo con Ansel Adams: «Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato». Ma di questo tappeto rosso di star ferraresi, un “universo sociale” come lo chiama Gianpietro Testa nella presentazione, quello che ciascun visitatore porta a casa è più che altro una confidenza, l’esser grati a persone che hanno contribuito a rendere Ferrara un’officina di pensiero. —
Monica Bracardi
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