Eduardo, Napoli e la vita «Commedia universale in cui tutti ci rivediamo»
“Questi fantasmi” di scena al Teatro Abbado da oggi a domenica Il regista Marco Tullio Giordana: un classico rappresentato nel mondo
l’intervista
Samuele Govoni
«Eduardo De Filippo attraverso le sue opere ha saputo raccontare la condizione umana e i dilemmi della vita. Le storie sono ambientate a Napoli, la sua città, ma sono universali; non a caso vengono rappresentate in tutto il mondo. Nelle sue commedie sono racchiuse esperienze miserabili e memorabili, è impossibile non riconoscersi». Sono le parole di Marco Tullio Giordana regista di film come I cento passi, La meglio gioventù e Romanzo di una strage. Il cineasta è tornato a misurarsi con il palcoscenico firmando la regia di Questi fantasmi, una delle commedie più importanti e rappresentate di De Filippo.
Il nodo centrale della vicenda, in equilibrio tra comico e tragico, è la vita messa tra parentesi, sostituita da un’immagine, da un travestimento, da una maschera che le circostanze impongono. Tra fantasmi interiori e apparizioni scomode, si tratteggia la Napoli (e l’Italia) del dopoguerra. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Comunale Abbado di Ferrara (corso Martiri della Libertà, 5) da questa sera a domenica. Nell’attesa che si alzi il sipario, è proprio Giordana a raccontare il “suo” Eduardo.
Come ha lavorato al testo del drammaturgo?
«Ho cercato di seguire rispettosamente e fedelmente tutte le indicazioni di De Filippo. Ho avuto al possibilità, per me una grande fortuna, di vedere i testi originali con tanto di correzioni e note scritte a penna. Ho ripercorso le scelte dell’autore ed è stato emozionante. Per me Questi fantasmi è un testo classico e penso che nell’allestire un classico sia più importante e interessante rendere al meglio le scelte dell’autore, piuttosto che tentare di attualizzarlo, rischiando poi invece di snaturarlo».
Perché secondo lei “Questi fantasmi” è attuale?
«Il protagonista per affrontare le proprie fragilità e rispondere agli urti della vita, piuttosto che applicarsi, preferisce aspettare un miracolo e si immagina una realtà ben diversa da quella reale. Lo stesso accade oggi. Molti aspettano di essere riscattati da un fattore esterno, invece il riscatto parte da noi stessi. Siamo noi che dobbiamo lavorare, senza cercare negli altri qualcosa che sia rassicurante o appagante a tutti i costi».
L’ultimo film è stato “Romanzo di una strage”. Sta lavorando ad altro?
«Sì, a un lungometraggio che potrebbe essere ampliato e diventare anche una serie televisiva. Si tratta di un progetto in cui affronto il tema della corruzione. Potremmo dire che è l’altra faccia della Meglio gioventù o la storia dell’Italia dopo la strage di piazza Fontana. Riparto da lì. Le riprese inizieranno a settembre, c’è una luce più bella in autunno».
Info: tel. 0532.202675. —
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