«Scrivo in prima persona per essere più vicino al lettore»
Stassi all’Ibs+Libraccio presenta “Con in bocca il sapore del mondo” Lo scrittore rende omaggio al Novecento italiano ed ai suoi poeti
l’incontro
Si contano sulle dita di una mano, o al massimo di due, i poeti del Novecento italiano per i quali scrivere è stata una questione di vita o di morte, per i quali sbagliare è significato venire meno a una vocazione. Con in bocca il sapore del mondo, edito da Minimum Fax, è una prova di fiducia e di immedesimazione profonda, ancora prima che di coraggio nei confronti di chi ha contribuito a costruire la nostra lingua.
E Fabio Stassi lo presenterà domani, alle 21, all’Ibs+Libraccio di Ferrara (piazza Trento e Trieste) con il gruppo di lettura “Due pagine prima di dormire”.
O LA SCRITTURA O LA VITA
«In passato avevo già realizzato un lavoro simile con Il libro dei personaggi letterari. Dal dopoguerra a oggi – esordisce lo scrittore – Ho ritratto trecento protagonisti e le loro vicende, per quanto molto lontane dalla mia. L’ho fatto come io narrante tramite un gioco mimetico, perché per me la scrittura è voce, raccontare in prima persona significa avvicinarsi da subito al lettore. Con dieci poeti mi sono entusiasmato di più che con tanti personaggi dei capolavori, sebbene lo studio preliminare si sia rivelato piuttosto complesso. Indagare il cuore segreto di alcuni loro malesseri, dell’infelicità che li ha legati a una pagina mi ha coinvolto». Chiedersi cosa sia vero e cosa no di un testo è una domanda sbagliata, anche a detta del Dino Campana, ma di più, sarebbe inadeguata per qualunque poeta, specie se avesse vissuto ciò che scriveva, o se avesse avuto la necessità di viverlo a ogni costo, persino nei panni dell’individuo più estraneo da sé. Ad accomunare gli estremi non è certo il pensiero logico, ma possono solo l’empatia e la compassione, per poi trasformarsi in affinità quando tacciono sul foglio.
non solo SPERANZA
«La loro speranza – aggiunge – sta nel credere fermamente che la parola possa essere medicamentosa e salvifica per sé e per gli altri. La responsabilità, invece, si concentra nell’uso che ne fanno. La parola poetica diventa una protesta radicale alla realtà: il mondo è ingiusto, per cui cerco un’alternativa. Tuttavia una parola di troppo può essere pericolosa e ferire il prossimo. Concentrare in uno spazio ridotto, quasi obbligato, il massimo valore semantico rappresenta una grande dedizione nei confronti della scrittura: l’atto stesso è una dimostrazione di umanità». Stassi non ha seguito un ordine cronologico né alfabetico, ha cercato una simmetria interiore: si apre con la follia e si chiude con la medesima.—
Matteo Bianchi
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
