La Nuova Ferrara

Addio a Lagerfeld, l’ultimo dandy delle sfilate Da Fendi a Chanel: la Francia era il suo amore

Jeanne Perego
Addio a Lagerfeld, l’ultimo dandy delle sfilate Da Fendi a Chanel: la Francia era il suo amore

Lo stilista è morto a Parigi a 85 anni, durante la collaborazione ventennale con Chloé inventò il concetto del total look 

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Addio a una leggenda della moda. Ieri nell’ospedale americano di Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi, è morto Karl Lagerfeld, ricoverato d’urgenza lunedì notte. Kaiser Karl, l’imperatore Karl – come veniva chiamato – lo stilista di Chanel e di Fendi e di tanti altri marchi, oltre che delle proprie linee, aveva 85 anni.

O forse ne aveva qualcuno in più o qualcuno in meno, visto che della sua età aveva fatto un segreto. Solo i registri dell’anagrafe conservati ad Amburgo, sua città natale, potrebbero fugare il dubbio, ma per la legge tedesca sono inaccessibili al pubblico. Karl Otto Lagerfeld nacque in una famiglia più che benestante, il padre era l’imprenditore che insegnò ai tedeschi a usare il latte condensato, la madre una donna raffinata figlia di un personaggio politico. I primi anni di vita il piccolo Karl li trascorse tra le ville e i giardini del quartiere amburghese Blankenese, tra ricchezze di vecchia data e aristocrazia, dove lusso ed eleganza erano di casa. Nel luglio 1944, quando Amburgo fu bombardata. Karl Lagerfeld e i suoi si trasferirono nella tenuta di famiglia a Bad Bramstedt, 500 ettari nello Schleswig-Holstein, dove lui, capelli lunghi e abbigliamento “urbano”, si trovò a essere un pesce fuor d’acqua tra i ragazzini della zona.

Karl già allora si distingueva dagli altri: aveva imparato a parlare inglese e francese ancor prima di andare a scuola e passava ore a disegnare.

Adorava andare per musei piuttosto che giocare con i suoi coetanei, era affascinato dai pittori d’Oltralpe, “amavo tutto quello che era francese – confidò davanti alla telecamera in un documentario di Gero von Boehm sugli artisti tedeschi – la Francia era il luogo in cui volevo assolutamente andare”. E in Francia, a Parigi, si trasferì nel 1953 con la madre, per finire gli studi. Nella capitale della moda, a soli 20 anni Lagerfeld salì il primo gradino di una carriera che lo ha visto diventare il guru colto e graffiante del fashion system: la vittoria in un concorso dell’International Wool Secretariat per il disegno di un cappotto. Lui sul gradino più alto del podio, Yves Saint Laurent terzo. Con lui Lagerfeld visse 54 anni di amicizia e di rivalità. Da lì in poi fu un crescendo: assistente nella maison di Pierre Balmain, poi da Jean Patou.

Nel 1965 inizia la collaborazione ventennale con Chloé dove inventò il concetto del total look: unità tra capi d’abbigliamento e accessori. Poi la collaborazione con Fendi con un contratto a vita come direttore creativo. Nel 1983 l’incontro con la maison Chanel, orfana della leggendaria Coco, alla ricerca di un cambio di pelle per ridiventare un marchio alla moda. Con un altro contratto a vita come direttore creativo, Kaiser Karl ne ha scritto la storia più recente, vincendo ogni scommessa.

I numeri, ancora una volta, hanno premiato le sue scelte. E proprio alla sfilata di Chanel, un mese fa, si è notata l’assenza dell’iconico stilista sempre pettinato come Mozart, della sua camicia bianca dal colletto rigido e dei suoi occhiali, il look che era diventato il suo marchio di fabbrica. Era il primo segnale ufficiale del progredire della malattia che si è portata via l’ultimo dandy. —

Jeanne Perego

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