Da Ferrara alla Ddr in cerca della libertà. Capossele e le vite oltre il Muro di Berlino
La scrittrice torna con “Nel caso non mi riconoscessi”. «Ho vissuto la fine del regime: ricordo bene l’atmosfera»
Alda scappa da Ferrara dopo la Seconda guerra mondiale e taglia i ponti con tutto, famiglia compresa. Anzi, è proprio dai suoi genitori che si vuole allontanare. Per sempre. Non vuole una vita già scritta, una vita piccolo borghese fatta di costrizioni e imposizioni. Vuole scegliere e vuole farlo autonomamente. Il risultato conta fino a un certo punto, quello che conta è fare da sé. E Alda così fa. Nel 1953, a un passo dalle nozze, scappa di casa, brucia la sua carta di identità in un bagno pubblico alla stazione di Bologna e prende un treno: direzione Germania Est. Lì ad aspettarla c’è Stephan Felder, ex soldato conosciuto a Ferrara durante l’occupazione nazista, poi diventato un pezzo grosso del regime comunista della Ddr. Oltre la cortina di ferro ad attenderla c’è una nuova identità e, soprattutto, una nuova vita.
Il romanzo
Il secondo romanzo di Francesca Capossele, docente e scrittrice ferrarese, che torna in libreria dopo 1972, è potente. Vivo. Nel caso non mi riconoscessi, questo il titolo, si muove tra la Seconda guerra mondiale e la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Anche questo, come il precedente, è pubblicato dalla casa editrice Playground Fandango.
All’ombra del muro
Il romanzo, da oggi in libreria con una copertina azzeccatissima che già racconta molto di per sé, mescola i destini individuali e collettivi e affronta la drammatica parabola dell’individuo alle prese con i sistemi totalitari del secolo scorso.
Nelle pagine della Capossele, infatti, si incastrano la storia e le vite di personaggi che si trovano a fare i conti con una realtà che li ingurgita, li mastica e li consegna alle pieghe di un mondo che forse avrebbero desiderato diverso. Felder, che prima aveva studiato filosofia, poi era partito soldato e infine si era ritrovato a servizio della Stasi; Hans Bause che era diventato medico per non uccidere nessuno, aveva portato avanti in silenzio compiti ingombranti per il regime ma quando sua moglie viene a mancare non regge più a tutto quel male e il mondo gli crolla inesorabilmente addosso. Alda, che per i comunisti è Carin Felder, persegue il suo obiettivo con freddezza, sicura solo di una cosa: continuare sempre e comunque a rispondere solo ed esclusivamente a se stessa e a nessun altro. In Nel caso non mi riconoscessi, la scrittrice riesce a combinare la descrizione dei meccanismi del regime comunista ma anche la rivolta di una donna che aveva rifiutato il destino assegnatole dalla sua appartenenza.
Le parole dell’autrice
«Sono tante le vite che attraversano Alda, c’è una componente reale e poi un insieme di fantasie e suggestioni. Quella ragazza che sulla soglia dei trent’anni lascia Ferrara per la Germania dell’Est, è la costola di un altro romanzo che avevo scritto e che è ancora nel mio cassetto», spiega Francesca Capossele. E la scelta di ambientare la storia nella Ddr non è affatto casuale.
«Ho trascorso diverse estati nella Germania comunista. Ci andavo per studiare, era una realtà in cui si poteva vivere con poco e per le mie risorse dell’epoca andava bene così. Ho visto da vicino e “respirato” quella rete narrata nel romanzo, i continui controlli e quella sensazione opprimente. Ho visto la fine di un impero perché - spiega - ero a Berlino l’estate del 1989. Nonostante tutto però, amo moltissimo la Germania e ho cercato nel libro di far trasparire questo sentimento».
La presentazione
L’autrice presenterà Nel caso non mi riconoscessi sabato pomeriggio alle 18 all’Ibs+Libraccio di Ferrara. Con lei ci sarà Andrea Bergamini di Playground. —
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