«In scena non ho filtri Realtà e fantasia si mescolano in me»
Haber è “Il padre”. Parola d’attore: il pubblico si rivede in noi Rovere: sul palco si alterano attimi di farsa e disperazione
Si avvicina a quota trecento repliche lo spettacolo che da questa sera a domenica sarà in scena al Teatro Comunale Abbado di Ferrara (corso Martiri della Libertà, 5).
Il padre, questo il titolo della pièce, vede protagonisti Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere. Lui, settantenne, malato di alzheimer e lei, figlia che si trova a dover affrontare il peso di questa situazione. Il testo, scritto da Florian Zeller e diretto qui da Piero Maccarinelli, trascina il pubblico all’interno della mente sempre più contorta del protagonista. L’inesorabile avanzare della malattia spinge la figlia a proporgli di trasferirsi a casa con lei e il marito ma le cose sono più complicate di così.
«Inizialmente pochi credevano in questo spettacolo e oggi - racconta Haber alla Nuova - siamo al terzo anno di repliche. All’inizio siamo stati in 40 teatri, l’anno dopo in 115, quest’anno siamo a 105 e probabilmente la prossima stagione lo riprenderemo ancora. Perché? Perché è bellissimo».
Dunque l’alzheimer a teatro. Haber chi è il suo personaggio?
«Si chiama Andrea ed è un uomo forte, a tratti duro, che però con la vecchiaia perde i suoi punti di riferimento. Perde la lucidità e con essa anche la sua identità. È un uomo senza rete, tutto si mescola e non riesce più a distinguere la realtà dalla fantasia».
Com’è da uomo e da attore indossare i suoi panni?
«È un’esperienza fortissima, soprattutto perché sera dopo sera vediamo che il riscontro con il pubblico c’è ed è reale. La gente si emoziona, spesso mi dicono frasi tipo “lei è come mio padre” o “succede proprio questo con l’alzheimer”; è bello ma anche una grande responsabilità. Quando Zeller ha visto lo spettacolo si è complimentato per ciò che avevamo messo in scena e non è così scontato. Siamo fieri di ciò che facciamo».
Dopo centinaia di repliche la componente emotiva c’è ancora?
«Sì, ogni sera. Certo, ci sono il mestiere, la tecnica, la professionalità ma c’è anche il sentimento. Credo che sia la sensibilità a fare veramente la differenza in un attore. Per dare spessore ad Andrea sono partito da un dettaglio, dallo sguardo della mamma di un mio collega. Quegli occhi mi sono rimasti impresso e sono stati il punto di partenza per lavorare al personaggio. Poi insieme al regista ci siamo inventati un sacco di cose, anche non dette, e l’abbiamo reso umano».
Rovere, lei da donna e da figlia si ritrova ad accudire suo padre, compito tutt’altro che semplice.
«È strano pensare di dover cantare ninne nanne o vestire e aiutare chi, decenni prima lo ha fatto con te. Trovo che il mio sia un ruolo bellissimo, per niente retorico e capace di parlare al pubblico. Si alternano momenti di farsa e altri di dolore, si ride ma non sempre di gioia. A volte una risata può anche essere straziante».
Andrea, nonostante tutto, non vuole rinunciare alla propria indipendenza; altro aspetto strettamente collegato alla realtà.
«Penso che il pubblico si riveda proprio perché non ci sono pietismi o mezze misure, raccontiamo la realtà così com’è. Nella vecchiaia si torna un po’ bambini. Negli anni - dice l’attrice - si perdono i contorni di quell’identità acquisita e maturata e questo può anche essere drammatico. Il rapporto col mio personaggio? Abbiamo imparato a conoscerci. È un po’ come fare uno slalom: più passa il tempo più si prede dimestichezza con la pista».
Oggi e domani alle 21, domenica alle 16. Posti da 8 a 30 euro. Info: 0532.202675. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
