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Lo studioso sminuito dal duca d’Este Prisciani riabilitato 500 anni dopo

Micaela Torboli
Lo studioso sminuito dal duca d’Este Prisciani riabilitato 500 anni dopo

Oggi c’è il primo di tre convegni dedicato all’erudita ferrarese Amava gli studi ma con Ercole I si pensava solo alla guerra

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La Biblioteca Ariostea dedicherà tre pomeriggi (oggi, il 2 aprile e 14 maggio, sempre con inizio alle 17) ad un bilancio degli studi per il cinquecentenario della morte di Pellegrino Prisciani, caduto l’anno scorso. Coordinerà Alberto Andreoli come dire che ci si può fidare.

Ma non sempre è stato così. Perché Prisciani fu un personaggio complesso. Antichista, erudito ad ampio spettro, diplomatico, trattatista, storico, astrologo e astronomo, cortigiano e tanto ancora. Uomo spigoloso, facile alle arrabbiature, famiglia complicata. Lo conosciamo bene? Non abbastanza.

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Il web abbonda di sciocchezze su di lui e le sue opere, lo stesso vale per i libri dedicatigli. Gli archivi son ricchi di suoi scritti che attendono esegeti di peso.

Un esempio: pare che ancora nessuno abbia pensato al perché di quel nome di battesimo, Pellegrino, mai usato prima in casa sua. Pellegrino viene detto il devoto che compie un viaggio per fede, ma significa anche straniero, errante. Anticamente “peregrino” era anche qualcosa di elegante e ricercato, fuori dal comune. Non per nulla la perla più famosa del mondo, che splende da 350 anni al collo di donne famose come Maria la Sanguinaria o Elizabeth Taylor, vien detta “La Peregrina”. E davvero fu qualcosa di raro il Pellegrino ferrarese. Eppure, dovette sempre fare i conti con la presenza e poi il ricordo di un padre (Prisciano de’ Prisciani) ingombrante e di maggior successo di lui, come Amleto: a torto, perché fu presto dimenticato, mentre Prisciani resta con noi, specie perché ideò il ciclo di Schifanoia.

la vita a corte

Cresciuto nei tempi grandiosi e pacifici di Borso d’Este, Borso il Magnifico, Borso d’Oro, dal 1471 Pellegrino dovette adattarsi al nuovo duca, Ercole I. Via l’oro, via il sorriso di Borso, avanti gli abiti neri, il clangore delle armi, una religiosità severa. Ercole I era ben poco simile al padre, il vitalissimo Nicolò III, somigliava alla madre, la tosta Ricciarda di Saluzzo, e anche al nonno materno di lei, il pugnace Hugues II de Roucy de Pierrepoint, conte di Braine. Gente d’arme, tamburi di guerra. In seguito, con Alfonso I d’Este, la musica non cambiò. E Prisciani? Avrebbe voluto solo stare in pace, scrivere, studiare, riveder le stelle. Ma poté farlo solo nei ritagli di tempo, quando il duca lo lasciava libero da impegni di corte... un vero peccato.

i convegni

La Deputazione provinciale ferrarese di storia patria, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Modena, la Biblioteca Ariostea, l’Istituto di studi rinascimentali e l’Università di Ferrara, si propone di contribuire alle commemorazioni cinquecentenarie di Pellegrino Prisciani, organizzando un ciclo di tre incontri e un evento espositivo a Palazzo Paradiso (sede della biblioteca Ariostea), per fare il punto segnatamente sulla riflessione storiografica ferrarese precedente e in seguito all’attività di Prisciani.

Si parte oggi alle 17 (ad ingresso libero) con “Pellegrino Prisciani filosofo delle arti, umanista e officiale estense”. Bilancio e prospettive delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte. Tavola rotonda a cui intervengono Alberto Andreoli, Marco Bertozzi, Franco Cazzola e Patrizia Cremonini.

Martedì 2 aprile “Pellegrino Prisciani e la cultura artistica ferrarese della seconda metà del ’400”, relatore Alberto Andreoli.

Martedì 14 maggio “Il liber primus delle Historiae o Annales Ferrariae”, relatore sempre Andreoli. —

Micaela Torboli

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