La Nuova Ferrara

il libro/2 

L’inverno che muta stagione dell’anima

L’inverno che muta stagione dell’anima

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Alessandro Vanoli, “Inverno”, il Mulino, 209 pag.+8 ill., 15 euro.

Con i cambiamenti climatici, dire che l’inverno è la brutta stagione è vero solo parzialmente. E nemmeno è corretto dire che in inverno il tempo è sospeso, in attesa di riprendere il lavoro in primavera. Nell’antichità in inverno, apparentemente, non succedeva niente. Era un intervallo dentro cui tutto si fermava. Gli eserciti si ritiravano nei quartieri invernali. Nelle comunità l’inverno lasciava spazio al racconto, ai miti, ai riti, ai giochi, alle feste. Per i mesi invernali non c’erano nemmeno i nomi. Gennaio e febbraio non esistevano e solo con l’aggiunta definitiva di luglio e agosto nel calendario, novembre (mese n. 9) e dicembre (n. 10) sono slittati in avanti e hanno occupato una parte dell’inverno. Nemmeno è del tutto giusto, oggi, dire che in inverno c’è silenzio, mentre noi ci godiamo il caldo di un fuoco acceso. Nondimeno l’inverno è un periodo di forte significato: raccontarlo esprime il bisogno di tornare alle radici della storia umana. Insomma l’inverno non ha mai smesso di fare parte del nostro immaginario. È un bagaglio culturale. Il libro di Vanoli, scrittore e esperto di storia, ci trasporta in questa suggestiva stagione. —

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