La Nuova Ferrara

IL LIBRO/1 

La mano di Michelangelo per la Pietà in terracotta

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Claudio Crescentini (a cura di), “Michelangelo e la Pietà in terracotta”, Erreciemme, 2019, 176 pag.

Per i suoi colori sgargianti, dal blu al rosso all’oro, è stata venduta circa 20 anni fa da un antiquario a un collezionista bolognese come un esemplare del kitsch napoletano dell’800. Invece la splendida statua in terracotta raffigurante la Madonna che accoglie tra le braccia e sulla sua veste il corpo martoriato di Gesù nascondeva, sotto 9 strati di pittura, molto probabilmente la mano sublime di un genio assoluto, Michelangelo Buonarroti. A svelare i segreti di una storia lunga 5 secoli e di un capolavoro ancora poco conosciuto di uno dei più eccelsi artisti di ogni tempo è il libro “Michelangelo e la Pietà in terracotta”, a cura di Claudio Crescentini. Il volume si configura come un’indagine a più voci che riunisce e sistematizza tutti gli studi relativi a questa Pietà: i saggi offrono approfondimenti a livello storico-documentario e stilistico-iconografico, nonché sulla struttura tecnica e materica dell’opera e sul restauro e l’analisi diagnostica.

Dopo anni di studi e un accurato restauro di tre anni per togliere ben 9 strati di pittura, gli esperti si sono convinti che la statua, realizzata in terracotta mista a polvere di marmo di Carrara e oggi custodita in un luogo sicuro nel bolognese, sia da attribuire al giovane Michelangelo. Pare sia addirittura uno dei modelli della Pietà vaticana.

L’autorialità di Michelangelo è suggerita dalla qualità artistica in primis (la sovrapposizione di linee e pieghe dei tessuti e la conoscenza anatomica e il movimento “a serpentina” del corpo di Cristo) ma soprattutto da un’incredibile mole di analisi, come la termoluminescenza a cui la statua è stata sottoposta, da cui è emersa una datazione oscillante tra il 1473 e il 1496. —

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