La Nuova Ferrara

La musica come rifugio prediletto per le parole del poeta ferrarese

Diego Marani
La musica come rifugio prediletto per le parole del poeta ferrarese

La prossima settimana esce “Fortissimo”, libro di poesie scritte da Bianchi Confessioni d’autore: «Rileggersi ogni volta significa accettare il proprio cambiamento» 

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la presentazione



I versi di Fortissimo, la nuova raccolta di Matteo Bianchi edita da Minerva, consolidano uno stile che è ormai una voce sicura della poesia italiana. L’omaggio a Sbarbaro è anche un manifesto di poetica, l’impostazione musicale che fin dal precedente Pianissimo, Bianchi rivendica come elemento caratterizzante della sua scrittura, fanno di quest’opera un completamento della maturazione dell’autore.

Bianchi tesse una trama riprendendo l’ordito delle sue tematiche predilette e aggancia questi versi ai suoi precedenti cambiando, ma al tempo stesso rimanendo se stesso.

musica e parole

«Rileggersi ogni volta significa accettare il proprio cambiamento», dichiara consapevole del suo percorso in una costruzione che esige la liricità del prosaico fin dall’assimilazione del Mezzo piano raccolto nella seconda metà del libro alla mezzanina di un condominio, provvisorio e inospitale passaggio.

Nella musica il poeta si rifugia, cercandovi il rigore e il senso che la vita non ha e si illude che la scrupolosa musicalità del verso lo aiuti a capire, che la trasparenza dello scrivere renda la realtà un brano musicale, esposto sì all’interpretazione, ma comunque obbediente a una struttura di ritmo, colore, misura.

Che la musica offra insomma una traccia al sentimento, che lo renda, appunto, eseguibile e quindi vivibile. «Scrivo per coprire il silenzio, non per colmarlo», ammette l’autore nell’intervista iniziale che gli ha dedicato Giancarlo Pontiggia, curatore della collana insieme a Cinzia Demi. E di silenzio ha in effetti bisogno per diluire le intense parole dell’amore che non si lasciano sovrastare da nessuna invettiva, da nessuna protesta di finitudine.

ritmo limpido

È così che lo stile in prosa del Diario alla fine diventa uno scrivere ancora più musicale e intenso del verso, un’insistente ma garbata rimostranza contro la delusione amorosa che un perfetto articolare di lingua e logica rende ancora più insopportabile. La scansione puntuale delle parole, il ritmo asciutto che batte limpido sulle assonanze è una caratteristica forte di queste pagine.

È anche un cammino lo scrivere di Bianchi, meglio un passo affrettato, quasi una fuga di quell’Orfeo suo doppio, subito dichiarato all’inizio del libro, che già al primo passo fuori dall’Ade sa che perderà Euridice. E l’evasione dagli inferi qui diventa solo l’esecuzione di una corvée, tanto banale quanto ineluttabile, che bisogna compiere per dare la stura al dolore.

«Comunque sia, Euridice, ogni cosa succede per sempre dentro di noi, / ma c’è chi non se ne cura, chi non riesce a notarlo». Per questo sembra andare di fretta, da una mezzanina all’altra l’Orfeo di Bianchi, per porre fine il più presto possibile al suo tormento. E nei suoi versi resta il dubbio che Orfeo si sia voltato verso la sua donna di proposito, con la volontà di perderla. Per salvare dalla prosaicità del vivere il suo amore perfetto.

Il poeta innamorato sembra rassegnato alla sua perdita. Ama senza credervi e sebbene dichiari che «in due si vede anche al buio», sa che in quel buio resterà solo.

riflessioni a margine

Un’ultima riflessione merita il richiamo mitologico oggi poco praticato dalla prosa ma ancora vivo, per fortuna, nella poesia.

Nei centoni che troppo spicciativamente la modernità ha considerato scoloriti e lisi, si cela invece il lessico comune della cultura occidentale che in ogni lingua si dipana attraverso le stesse figure e che, per chi è capace di coglierlo, esprime il canone della nostra tradizione in quelle tanto ricercate radici comuni europee che senza neppure avere il bisogno di nominare qui si ritrovano intere.

in libreria

Il volume Fortissimo di Matteo Bianchi, autore trentenne ferrarese, sarà in vendita nelle librerie a partire dalla prossima settimana per la collana di Minerva edizioni, nota casa editrice bolognese. —



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