La Nuova Ferrara

l’esordio 

Modeo, i versi e la protesta con “La terra del rimorso”

M. B.

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È una poesia che si oppone, una sfida al nostro “bel tacere”, quella di Stefano Modeo, giovane insegnante tarantino che vive la provincia ferrarese. L’originalità caustica dei temi trattati impressiona il lettore da Adesso, da quando l’autore prende il largo con la penna e abbandona ogni comunicazione convenzionale. Modeo sceglie i versi per contestare la realtà in quanto effetto delle azioni collettive e osa alla stregua di un visionario che abbandona la sua terra in cerca di fortuna. Ma non la rinnega, anzi, la definisce: La terra del rimorso, titolo del suo esordio edito da Italic. C’è una differenza sostanziale, però, tra un rimorso e un rimpianto; se quest’ultimo è dovuto a un’occasione mancata, il primo è la conseguenza di un errore irreparabile. E il poeta considera i suoi simili «analfabeti di futuro / in questa epoca di passioni tristi», poiché vorrebbero abbandonare il pianeta che li ha messi al mondo per puntare a Marte, o meglio, per trastullarsi con l’illusione di Marte e non rimboccarsi le maniche.

Lo stile di Modeo incalza lirica dopo lirica e tonifica con illustri speranze per fronteggiare una serie di frammenti apocalittici; così passa dalla pancia di una balena, nella quale «siamo tanti stipati come legni nella stiva», che accomuna la paura dello sventurato burattino di Collodi a quella dei profughi per mare, sino alla presunta morte del mercato finanziario, quasi fosse un dittatore in carne e ossa, declinata alla maniera di Rino Gaetano. —

M. B.

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