Il bene più prezioso è quello più a rischio Dall’agricoltura il cambio di mentalità
Produrre cibo comporta un eccessivo spreco di risorse «Si sa cosa fare, ma spetta alla gente smuovere la politica»
Il 22 marzo a partire dal 1993 è diventata la giornata mondiale dell’acqua, il World water day istituito dalle Nazioni Unite l’anno precedente. Ma mai come in questo periodo di siccità per i fiumi - Po in primis - il tema dell’acqua è importante per il futuro della nostra società. Sempre più a rischio...
Ad affiancarci in questo tentativo di spiegare da dove nasce la crisi idrica mondiale e come si possa pensare di risolverla c’è Adriano Facchini, ora manager, ma in passato direttore del Consorzio Agrario di Ferrara (e non solo), nonché agronomo. Perché l’agricoltura è fra le “cause” dello spreco d’acqua e Ferrara - in quanto provincia agricola - ne è una chiara testimonianza.
la situazione
Intanto il quadro della situazione, per capire cosa significa uso e consumo d’acqua. E numeri, come i 1.400 milioni di chilometri cubi di cui è composto il nostro pianeta, ma quasi il 97.5% è salata, dunque non utilizzabile. E se si considerano i ghiacciai che una volta sciolti finiscono in mare, resta un misero 1% utilizzabile per tutto il resto. E con la popolazione mondiale in aumento (triplicata dal 1900) cresce il fabbisogno d’acqua e la desertificazione, Italia compresa.
I numeri
Ma il dato che impressiona è il consumo quotidiano d’acqua, circa 2 litri per bere, poi il resto per l’igiene, cucinare, irrigare il giardino, lavare l’auto e quella contenuta nel cibo, la cosiddetta “impronta idrica” con un consumo quotidiano a testa che varia da 150 a oltre 200 litri nei Paesi industrializzati.
E per la produzione di cibo i numeri sono impressionanti: per un kg di manzo servono da 11 a 15mila litri d’acqua, per un kg di caffé tostato 18.900, per un kg di pane 1.600, per uno di riso 2.500.
E non si dimentichino le acque minerali, classifica che vede l’Italia terza nel mondo per consumo, dietro a Messico e Thailandia.
l’agricoltura
Il 70% dell’acqua dolce mondiale passa per l’agricoltura (in Italia il 60%), acqua che la stessa agricoltura (assieme a industria e consumo dei privati) va ad inquinare.
Ma la vera sorpresa è scoprire che la terra coltivata che viene irrigata è solo il 16% del totale, che pesca invece l’acqua dal terreno. Eppure in quel 16% viene prodotto il 40% del totale dei prodotti agricoli e visto che cresce la siccità, necessariamente aumenteranno le coltivazioni da irrigare, aumentando così anche il consumo d’acqua utilizzata. Insomma, è il classico serpente che si mangia la coda.
la soluzione
Cosa fare per migliorare la situazione? «Utilizzare l’acqua in modo più oculato, riducendone la dispersione. E questo partendo dall’agricoltura», è il parere di Facchini.
Perché l’agricoltura è basata su diversi sistemi di irrigazione, a quella per sommersione (efficienza 25%, il resto è disperso) alla microirrigazione (efficacia all’85%, il meno utilizzato), passando per scorrimento (massimo 40%) e a pioggia (70-80%).
«Poi l’agricoltura sta scoprendo nuove tecniche di coltivazione, come quella idroponica (non nel terreno, ndr), che prevedono una riduzione di consumo d’acqua fino al 70%, ma serve tempo per ampliare queste conoscenze. Il lato positivo - aggiunge Facchini - è che sappiamo quali modelli utilizzare oggi per migliorare le cose, ma è fondamentale l’opinione pubblica, quella che deve spostare la “politica”. Il nostro futuro ha un orizzonte molto breve, le risorse stanno finendo: abbiamo risparmiato nel produrre cibo ma non abbiamo considerato i danni ambientali...».
Insomma, la festa dell’acqua va celebrata bene. —
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