La Nuova Ferrara

«In scena sono Sabina una donna borghese Il mio ruolo più esotico»

Samuele Govoni
«In scena sono Sabina una donna borghese Il mio ruolo più esotico»

Comencini e la famiglia vista come microcosmo della società Iaia Forte a Ferrara con “Tempi nuovi”, pièce tra marito, figli e social 

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l’intervista



Cristina Comencini torna a misurarsi con i rapporti umani e, questa volta, anche con quelli tecnologici. Attraverso una famiglia medio borghese racconta come web e social interagiscano, e interferiscano, nella vita del nucleo. In Tempi nuovi il gap non è più solo tra genitori e figli ma anche tra moglie e marito. Lo spettacolo sarà in scena domani alle 21 al teatro Nuovo di Ferrara (piazza Trento e Trieste). Protagonisti della commedia sono Maurizio Micheli e Iaia Forte, ed è proprio quest’ultima a raccontare il ruolo «più esotico» della sua carriera.

La famiglia, i social e lo scorrere del tempo. Cos’è “Tempi nuovi”?

«Una commedia. La famiglia spesso è un microcosmo della società e la Comencini la analizza come tale. In scena siamo in quattro: io e Micheli siamo moglie e marito e poi abbiamo due figli. Lui è uno storico reazionario, legato a vecchi modi e usanze; io sono una giornalista attentissima alle nuove tendenze, ai social e alla multimedialità ma le apparenze possono ingannare ma più di questo non posso dire. È una commedia vera, si ride e si riflette».

Esatto, niente spoiler. Dunque moglie, madre e giornalista. Come si chiama il suo personaggio?

«Sabina ed è il più esotico che io abbia mai interpretato. In trent’anni di carriera ho fatto di tutto, spesso ruoli drammatici ed estremi e trovarmi a indossare i panni di una donna medio borghese, in un contesto medio borghese, per me è una novità quasi assoluta».

E come si è trovata?

«Mi sto divertendo molto. Tempi nuovi gira ormai da due anni e la tournèe si concluderà il 7 aprile. Finisce un viaggio che mi ha arricchito e entusiasmato, il palco per me è sempre una grande scuola, un’occasione di studio e crescita».

Quindi conferma la teoria dei maestri: non si finisce mai di imparare.

«Certo che no, porto sempre avanti un mio percorso di ricerca; se non lo facessi mi annoierei. Il teatro è una grande palestra, ti insegna i tempi comici e capisci in diretta se catturi il pubblico oppure no e poi per me, senza denigrare cinema e tv, il teatro resta uno spazio di libertà e io ne ho bisogno».

Negli ultimi anni si è dedicata anche alla regia, come si è trovata?

«Bene, è un percorso che sto esplorando. Credo rientri sempre in quella ricerca di libertà di cui ho bisogno e che ha sempre caratterizzato il mio percorso. Tanti di coloro che, come me, hanno lavorato con Carlo Cecchi si sono misurati con la regia. Ci insegnava a essere emancipati».

Per i lettori della Nuova Ferrara biglietto ridotto a 20 euro (si veda il coupon in basso a sinistra nelle pagine d’agenda). Per info: 0532.1862055. —



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