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Cinque anni una vita Un libro ripercorre i maltrattamenti subiti in orfanotrofio

Davide Bonesi
Cinque anni una vita Un libro ripercorre i maltrattamenti subiti in orfanotrofio

Melecci è nata a Migliarino e poi adottata a Bondeno «Ricordo bene quell’incubo: dovevo togliermi questo peso»

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È uscito in questi giorni per la casa editrice ferrarese Faust Edizioni il libro Cinque anni una vita. Orrori, suore e orfanotrofi: la mia storia vera, opera prima di Giancarla Melecci, 54enne ferrarese (il prossimo mese sono 55) che ha trovato la forza ed il coraggio di raccontare una vita iniziata nel peggiore dei modi, ma che ha saputo raddrizzare con tanta forza di volontà.

Eppure, la partenza è stata tutta in salute, perché Giancarla e sua sorella (più vecchia di due anni) sono nate a Migliarino da una coppia «diciamo non affiatata», ci racconta. Tradotto: i genitori naturali delle due bambine non erano una coppia di fatto e così quando la sorella aveva 2 anni e Giancarla appena 7 mesi si sono ritrovate in un orfanotrofio, dove sono rimaste per ben cinque anni.

i maltrattamenti

«Cinque anni durissimi che ricordo molto bene - racconta Giancarla -, nonostante fossi piccola. Lì abbiamo subìto violenze fisiche, morali e psicologiche; noi come tutte le altre bambine che erano lì. Ricordo in particolare una suora, una vera arpia, che aveva metodi durissimi».

Fortunatamente, le due sorelline furono affidate ad una assistente sociale, la quale prese a cuore la loro situazione e denunciò anche quanto accaduto nel brefotrofio (ossia un istituto che accoglie bambini illeggittimi). «Non ricordo dove fosse la struttura, penso nel Ravennate ma non lontano dalla nostra provincia. So soltanto che l’assistente sociale raccolse altre segnalazioni e pochi anni dopo l’istituto fu chiuso, non so se per le nostre segnalazioni. Meglio così».

il diario

Seppur piccolissima Giancarla appena impara a scrivere riporta su quaderni tutti i ricordi di quanto accaduto nel brefotrofio. Nel frattempo, la vita va avanti: lei viene adottata da una famiglia di Bondeno, la sorella invece va a Cassana. «Ci siamo frequentate fino alla maggiore età poi, però, ci siamo perse di vista, peccato».

Giancarla si sposa, diventa madre (ora sua figlia ha 23 anni) e cerca anche di risalire all’identità dei genitori naturali. «Appena 18enne, non senza fatica, ho effettuato delle ricerche e li ho rintracciati: mio padre disse che non voleva saperne di me, con mio padre ci siamo viste altre volte, ma non ho capito fino in fondo le motivazioni dell’abbandono. Ormai sono morti entrambi, averli incontrati è stata una delusione totale, però dovevo farlo».

il libro

Tanti ricordi dolorosi tornati a galla con la stesura di questo volume. «Nè mio marito, né mia figlia sapevano di quanto mi era accaduto. A loro avevo solo detto che ero stata adottata. Ma nel 2010 mio padre adottivo si ammalò e pensando al fatto che stavo perdendo un genitore ho deciso di scrivere questo libro. Come è stato? Dovevo togliermi questo peso di dosso, certo ripensando a questi episodi ho provato tanta rabbia. Ma sono stata brava - e me lo dico da sola - a dividere la vita che era stata da quella che stavo vivendo. Ho sempre fatto tutto da sola, senza rivolgermi a psicologi o altri professionisti. Di certo non ho dimenticato quanto mi è accaduto nel brefotrofio, spesso quando tornavano a galla i ricordi ho pianto da sola, ma è sempre finito tutto lì. E adesso - conclude - mi sono finalmente tolta questo peso».

Il volume di 188 pagine (costo 13 euro) si trova nelle librerie dei centri commerciali di Ferrara e Bologna, a breve anche nelle altre librerie. In attesa vengano fissate anche delle presentazioni. —



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