Topkapi e quell’eterno sogno di far tornare a rivivere il locale
A Lido Spina nuove voci sulla possibilità di utilizzare almeno l’esterno L’ex direttore: «Da qui sono passati tutti i grandi della musica»
la storia
Ogni tanto la voce esce: qualcuno che ha voglia di ridare vita al Topkapi, storica discoteca di Lido Spina (poi Evento e Controvento), ormai ridotta malissimo, come testimoniato anche dalla Nuova Ferrara con serivizi e foto. L’idea che torna in auge è quella di poter sfruttare almeno l’area esterna in vista dell’estate 2019. Ma finora la burocrazia ha impedito che il progetto andasse in porto.
Intanto, oggi la vegetazione ha fagocitato il parcheggio e tutta l’area su cui sorgeva il tempio della vita notturna che, negli anni ’70 e ’80, ha dato filo da torcere ai colossi della vicina Romagna. Nato nel ’71 da un’intuizione dei fratelli Piazzi, il Topkapi da subito è entrato nel giro delle discoteche di maggior prestigio, procacciandosi fama a livello nazionale e non solo, ospitando i big del panorama musicale internazionale. «Tutti son passati da qui – ricorda Daniele Baglioni, che da giardiniere scalò tutti i gradini fino a diventare direttore di sala –, da Vasco Rossi, quando ancora si chiamava Blasco all’immenso Ray Charles, da Celentano a Fred Bongusto, da Charles Aznavour a Ornella Vanoni e Milva».
le folle
Nei gloriosi anni ’70 il Topkapi arrivava ad avere 10mila persone a settimana, richiamando una clientela ritenuta “in”, facendo concorrenza a Rimini e Milano Marittima. «Da noi non si fece mai fatto il liscio, perché da subito il locale ha voluto distinguersi dalle balere che imperversavano in regione».
Il tempio del divertimento notturno occupava un’area di 5 ettari, con un parcheggio da mille posti. «Nelle serate di maggior richiamo – ricorda Baglioni – i clienti parcheggiavano sulla Romea. Io lasciai nel 1999, dopo un grave incidente stradale, ma ormai era iniziato il declino, nonostante i cambi di nome».
E la rete non aiuta a far passare la nostalgia: «Circolano immagini che evocano la grandezza del passato e un senso di desolazione, dovuto alla devastazione che il locale ha subìto nel tempo», conclude Baglioni. E il futuro? Il proprietario (originario di Bosco Mesola) non chiude le porte: si potrà almeno utilizzare l’area esterna? —
Katia Romagnoli
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