Diversità ed esclusione al centro della riscrittura de Gli occhiali d’oro
“Non c’è nulla più dell’onesta pretesa di mantenere distinto nella propria vita ciò che è pubblico da ciò che è privato, che ecciti l’interesse indiscreto delle piccole società perbene”, scriveva Giorgio Bassani ne Gli occhiali d’oro. Si tratta di una fra le opere più famose dello scrittore ferrarese, edita nel 1958. La storia, ambientata negli anni ’30, ha per protagonista il medico ferrarese Fadigati, noto in città per la sua abilità, la sua cultura e anche la presunta omosessualità. Negli stessi anni in cui il fascismo toccava l’apice, fra l’emanazione delle leggi razziali e la mentalità chiusa della classe borghese di una città di provincia come la Ferrara descritta nel libro, le voci corrono veloci, portando il medico a un progressivo isolamento dal resto della comunità per la sua impossibilità di essere sé stesso.
dal testo alla scena
Carlo Varotti, professore di letteratura italiana all’Università di Parma, saggista e critico letterario, ha eseguito una riscrittura del romanzo, ricreando uno spettacolo che verrà messo in scena sabato 6 aprile alle 21 in sala Estense (piazza Municipale). «La voce narrante - spiega - del pensiero unico e totalitario che serpeggiava in quegli anni è nella riscrittura all’interno delle battute scritte per la signora Lavezzoli, che incarna nel suo personaggio la figura di una convinta fascista, favorevole alle leggi razziali, pettegola che rappresenta il versante meno capace di captare la sensibilità dell’animo umano».
Signora Lavezzoli interpretata da Sabrina Bordin: «L’adattamento tocca temi importanti, come esclusione, diversità, incapacità di capire il prossimo. Rappresentarlo a Ferrara è un onore ed un punto di arrivo importante». —
Giulia Paratelli
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