In viaggio “Verso l’infinito” Palandri sulle orme di Leopardi
Lo scrittore giovedì presenta il suo saggio all’Ibs+Libraccio L’opera è dedicata ad una delle più celebri poesie della letteratura
tre domande
Quest’anno L’infinito di Giacomo Leopardi compie duecento anni. Quei versi, almeno in superficie, sono noti a tutti ma cosa c’è e cosa resta all’orizzonte? Nel 1982, Vasco Rossi, in una canzone intitolata La noia cantava: “È strano ma per noi, sai tutto l’infinito finisce qui!”. Il rocker di Zocca metteva in musica l’eterno conflitto tra realtà e aspettative.
Enrico Palandri, scrittore e docente, ha pubblicato con Bompiani Verso l’infinito, un saggio che trascina il lettore verso i grandi orizzonti che Leopardi ha aperto intorno a sé e per tutti. Palandri giovedì alle 18, insieme al docente Michele Ronchi Stefanati, presenterà il volume all’Ibs+Libraccio di Ferrara.
Ci sono ancora cose da scoprire leggendo “L’Infinito”?
«Ogni lettore riscrive quel che legge, e da questo punto di vista ogni testo è infinito. Non solo, ognuno quando rilegge affronta un testo diverso. Se mai è curiosa l’idea che ci si fa che le cose o le persone smettano di parlare, di avere qualcosa da dire. Da dove nasce questa voglia di buttarsi il mondo alle spalle? Che si sia esaurito quello che si può dire?».
Quando e come nasce questo saggio?
«Con gli scritti di Leopardi ho passato molto tempo. Quando leggevo lo Zibaldone, ho ritrovato un tracciato biografico che mi sembrava simile a quello che stavo percorrendo: famiglia cattolica, precoci burrasche politiche, un grande amore per la poesia. Il libro nasce lì, intorno ai miei trent’anni, ma solo una dozzina di anni fa ho iniziato a pensare a questo libro».
Si è chiesto come Leopardi racconterebbe, se vivesse oggi, ciò che lo circonda?
«Francamente io non ho mai pensato, neanche da ragazzo, agli autori che leggevo come a dei morti. Li ho sempre avvertiti vivi intorno e dentro di me, ho commentato il mondo con loro, grazie a loro, per loro. Così come i vivi non li penso mai solo come vivi, tranne che nelle passioni erotiche, ma cercando di cogliere una cifra del loro carattere che sarà definitiva con la morte. Quindi ci si sbaglia, con i vivi ci si sbaglia; ma in fondo anche con i morti ci si sbaglia. Leopardi oggi come sempre sorride e ama la giovinezza». —
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