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La Rosa, 111 anni di gusto Una famiglia scrive la storia

Riccardo Corazza
La Rosa, 111 anni di gusto Una famiglia scrive la storia

La trattoria di Sant’Agostino è sinonimo di Malaguti: cinque generazioni in cucina Nata come locanda di posta è diventata celebre con le specialità al tartufo

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Riannodare il filo della memoria. In 111 tappe e cinque generazioni, quelle che hanno segnato la storia di questo splendido locale della provincia che è soprattutto il racconto di una famiglia, il cui Dna è impastato con i cromosomi dell’accoglienza, che scorre insieme al sangue nelle vene della famiglia Malaguti. Tante emozioni e tante facce amiche nella serata di presentazione dell’anno dei 111, che significa sicuramente un traguardo storico e insperato per quella che nacque, nel 1908, grazie a Giannetto e Carolina Franciosi, come la classica “locanda di posta” per il ristoro di cavalli e uomini durante i viaggi. Ma la trattoria La Rosa è anche un’icona per il territorio e questa è stata l’occasione di rievocare una memoria che non è solo gastronomica, ma anche una galleria di volti ed emozioni.

i collegamenti

Un successo fatto anche di coincidenze, dato che proprio i lavori che diedero vita al Cavo Napoleonico e la creazione delle statali che collegavano Bologna a Ferrara e Modena resero molto popolata questa propaggine della provincia, a due passi da Bologna, e chiara la vocazione di famiglia. Agli inizi, certo, una ristorazione di sussistenza, destinata ad automobilisti, camionisti, tecnici e venditori che quella strade le percorrevano migliaia di volte l’anno, ma anche una maniera di accogliere ed accudire perfezionata con il lavoro quotidiano, la stessa che anima ora gli intenti di Alessio (in cucina) e Mattia (in sala), appunto la quinta generazione, che si sono affiancati a Francesco, patron storico degli anni ’90, e Adriana, che è soprattutto la “reggitrice” della cucina, come ha sottolineato Francesco nel suo brindisi di benvenuto, «personaggio imprescindibile».

oltre un secolo

Quindi 111 anni, declinati in 111 piatti storici che la pazienza di Adriana e Alessio hanno codificato molto spesso da appunti sparsi o da ricette tramandate oralmente. Non solo la sapienza della Rosa ma tutta la tradizione contadina di questa cucina di confine, una cucina moderna ed “elevata” (ricordiamoci che a La Rosa fu conferita, nel 1992, una stella Michelin), ma anche una preziosa testimonianza di quello che i genitori hanno tramandato ai figli. E allora friggione, frittelle di minestra, tortellini e tortelloni, maialini da latte e quella favola di invenzione che fu la faraona cotta nella creta, per arrivare al tratto distintivo dei menù moderni de La Rosa, ovverosia il tartufo. Un tartufo, non dimentichiamoci, a “km 0”, dato che si tratta di prodotti dell’attiguo (e romantico) Bosco della Panfilia, ma anche il motivo di un successo che ha portato tanti, turisti e gastro-appassionati, a percorrere chilometri e chilometri per venire a mangiare proprio qui.

e il vino

Ora La Rosa è una realtà di successo, dotata di una cantina (merito soprattutto di Francesco) indubbiamente di grande livello, e che affianca al ristorante un lussuoso Bed & Breakfast (“Il Bocciolo della Rosa”), una importante enoteca ed è anche ricercatissima per il servizio di catering. Eppure, sono bastati gli occhi lucidi di tutto lo staff nella serata di celebrazione per capire che l’emozione è la stessa, intatta, del primo giorno. —

Riccardo Corazza

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