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Bondeno non dimentica Capuzzo Per la prima volta senza la moglie

Vincenzo Trapella
Bondeno non dimentica Capuzzo Per la prima volta senza la moglie

Dopo 40 edizioni vissute in prima linea la vedova Frignani non organizza l’Aprile In Sala 2000 quattro giornate fra arte e musica per celebrare il cantore del Delta

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Domenica alle 15. 30, alla Sala 2000 di Bondeno, parte la 41ª edizione dell’iniziativa “Aprile Capuzziano”. Si tratta della primo non organizzato dalla moglie, Maria Luisa Frignani. Ormai novantenne, la signora ha “ceduto” la rassegna culturale omaggio al pittore Mario Capuzzo, nelle mani di Simone Saletti, vicesindaco nonché assessore alla cultura della città matildea. Saletti da quest’anno curerà l’evento in prima persona, avvalendosi dei suoi funzionari e dei suggerimenti della stessa consorte del pittore, ancora residente nello chalet sulle rive del canale Galvano a Pontemaodino (immobile che, alla sua scomparsa, andrà in proprietà al Comune di Codigoro, che ha già deciso di ospitarvi una Casa della cultura).

l’artista

Il pittore Mario Capuzzo, in una storia che è un po’ leggenda e un po’ realtà, sbarcò sulla sponda sinistra del Po di Volano nel 1951, a bordo della Santa Maria, barca comprata a Comacchio. Poco dopo, alla barca casa-studio, l’artista affiancò la San Biagio. Il cantore del Delta del Po fu costretto a lasciare le barche, ma si fece costruire uno chalet a tre chilometri da Codigoro, dove visse fino al 9 di aprile del 1978.

Un anno dopo la moglie organizzò una retrospettiva al Palazzo del Vescovo chiamandola “Aprile Capuzziano” e per anni Codigoro, ad aprile, “offriva” un mese di bel canto e musica lirica in omaggio al maestro che amò il Delta.

lo spostamento

Da Bondeno, intanto, qualcuno lavorava per portare il mese di omaggio al grande pittore nella città dove nel 1946 aveva sposato Maria Luisa. E fu fatta: “l’Ulisse da Badia” trovò la sua nuova sede, definitiva. La moglie dell’artista parteciperà al vernissage di domenica, quando sul palco salirà l’Orquesta Tìpica Estetango. Il referente di questo gruppo è Alberto Frignani, nipote acquisito del pittore. La manifestazione proseguirà nelle altre domeniche di aprile, sempre con inizio alle 15.30.

Umanità e talento

In questi 40 anni dalla sua scomparsa tante volte abbiamo raccontato della vita di Mario Capuzzo.

Ogni volta, ricordandolo, sembra di farlo ritornare per un poco tra di noi, con la sua grande carica di umanità e di simpatia, con quella sua spensierata allegria di eterno ragazzo, un’allegria contagiosa tale da far dimenticare i crucci e le preoccupazioni di ogni giorno. Eppure, siamo convinti che di Capuzzo forse non abbiamo capito tutto, forse perché troppo presi dalle sue doti più evidenti e da quel suo modo di fare così accattivante, pieno di verve e di cordialità.

Capuzzo non era soltanto un uomo di un’arguzia straordinaria, estroverso e cordiale con tutti, non era soltanto un pittore di talento e di solidissimo mestiere, era di più, forse molto di più...Era uno spirito libero nel senso più vero del termine, senza nemmeno l’ombra di pregiudizi, il ché, in ultima analisi, lo rendeva sempre disponibile e solidale nei confronti di chiunque. Non era però uno sprovveduto: conosceva perfettamente i rischi derivanti dalla sua grande liberalità, ma non se ne curava più di tanto. Era, insomma, un uomo sempre fedele a se stesso e fermo nelle proprie convinzioni, come pochi sanno esserlo.

il successo

Nella nostra provincia, ed anche in ambito più vasto, fu il pittore che “andava” più di ogni altro, perché piaceva di più. Lavorò molto e guadagnò molto, ma non fu mai ricco: si dilettava infatti di molti hobby, non quello di accumulare denaro. Sulla sua pittura molto è già stato detto e scritto: tutti conosciamo la sua eccezionale sapienza nell’uso del colore, le sue composizioni calibrate e ricche di suggestioni, e soprattutto quel senso di immediatezza che emana da ogni quadro. Ma forse tutto ciò non basta a spiegare il grande e meritato favore da parte del pubblico e degli appassionati: nei suoi dipinti, osservandoli bene, c’è lui, con la sua gioia di vivere e la serena visione della vita e del mondo. —

Vincenzo Trapella

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