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il tesoro d’italia 

«Gli autori dimenticati sono per me la parte più suggestiva del viaggio

«Gli autori dimenticati sono per me la parte più suggestiva del viaggio

Sgarbi torna in libreria con il secondo volume dedicato all’arte del Novecento dal dopoguerra a oggi

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Il viaggio nell’arte di Vittorio Sgarbi si compone di più di settemila pagine. E le ultime scritte dal critico ferrarese sono dedicate alla seconda parte del Novecento, quello che va dal dopoguerra e arriva fio ai giorni nostri. È appena “Il Novecento. Da Lucio Fontana a Piero Guccione” (ed. La nave di Teseo), secondo capitolo dedicato al secolo breve, iniziato lo scorso anno con “Il Novecento. Dal futurismo al neorealismo”.

l’ultimo viaggio

Dopo il successo del primo volume, è arrivato in libreria il secondo capitolo sul Novecento. Un percorso d’autore che accompagna il lettore dal dopoguerra ad oggi, illustrato da oltre 250 immagini. Con quest’ultima tappa nell’arte contemporanea si conclude anche il lungo viaggio nelle meraviglie del patrimonio artistico del Paese, raccolto nella serie “Il Tesoro d’Italia”: una storia e geografia dell’arte italiana raccolto in sette volumi. Un’autentica educazione sentimentale per conoscere e approfondire la bellezza italiane.

il volume

In questo secondo capitolo dedicato al Novecento, l’appassionata ricognizione del “Tesoro d’Italia” di Vittorio Sgarbi entra nel secondo dopoguerra e corre fino ai giorni nostri. Dopo il 1945, il grande fiume della storia dell’arte si divide in rivoli e correnti impetuose, che guardano alla tradizione italiana in un dialogo sempre più stretto con le suggestioni d’oltreoceano e la presenza suadente dei nuovi mass media. Vittorio Sgarbi insegue la bellezza tra scoperte e venerati maestri: tra gli altri, Scilitan, Ligabue, Balthus, Giacometti, Fontana e Burri, le installazioni provocatorie di De Dominicis, l’architettura e il design di Ponti, Rossi e Mendini, fino alla poesia dell’assoluto di Cremonini, Ferroni, Gnoli e Guccione.

parola d’autore

«I volumi del “Tesoro d’Italia”, e in particolare i due tomi dedicati al Novecento, sono - spiega Vittorio Sgarbi - fortemente carsici, pur dando conto di una storia dell’arte del Novecento che tutti conoscete. In questo secondo volume, come nel precedente, io indico molte vite eccitate dalla comunicazione, a fianco di artisti straordinari invece abbandonati e dimenticati. Non ho seguito ideologie, sentimenti, emozioni e passioni personali, ma ho cercato di garantire a ogni artista lo spazio che merita. La notorietà - precisa l’autore di Ro - spesso non indica il valore e il mio compito è stato quello di far emergere in questo secolo così complesso, così breve e così ricco, una quantità di autori dimenticati, che rappresentano la parte più suggestiva di questo percorso». —

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