Un saggio prova a far ordine nella bibliografia su Pinocchio
Il critico Dorfles ha pubblicato uno studio sull’opera di Collodi nel quale analizza le molteplici interpretazioni date nel corso degli anni
LA STORIA
Il libro di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, 1826-1890), Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, apparve a puntate nel “Giornale per i bambini” tra il luglio 1881 e il gennaio 1883 e poi raccolto in volume nello stesso ’83 dall’editore fiorentino Felice Paggi, con illustrazioni di Enrico Mazzanti. Fu il primo artista di una folta schiera di disegnatori che hanno agito in modo fortissimo sui piccoli lettori, contribuendo così non poco alla grandissima fortuna delle “Avventure” in Italia e all’estero. Oggi il libro di Collodi è l’opera italiana più tradotta e imitata nel mondo. Fonte di ispirazione per le arti figurative, teatro, cinema e mondo della musica.
le versioni
Fra i rifacimenti teatrali ispirati al burattino, merita di essere ricordato quello di Carmelo Bene, non destinato ai bambini. In campo cinematografico, oltre alla celebre quanto edulcorata e banalizzata versione in cartoni animati prodotta da Walt Disney nel ’40, fortunata la trasposizione di Luigi Comencini (in onda in Rai nel ’72), mentre fredda e deludente è risultata quella di Roberto Benigni nel 2002. Anche la musica ha contribuito a diffondere il mito di Pinocchio. Ricordiamo Lettera a Pinocchio scritta da Mario Panzeri nel 1959, cantata da Johnny Dorelli, E La ballata di Pinocchio di Adriano Celentano del ’72, ed Edoardo Bennato nell’album Burattino senza fili del ’77 ripercorre la favola di Pinocchio e dei personaggi che lo circondano.
l’ultima opera
Tanta popolarità deriva a Collodi dall’originalità del testo da lui inizialmente scritto quasi controvoglia e per bisogno di denaro. Benedetto Croce ha scritto che “Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”. Partendo da questo giudizio del filosofo abruzzese, il giornalista e critico letterario Piero Dorfles, noto al pubblico televisivo per la fortunata trasmissione Per un pugno di libri, nel suo recente saggio Le palline di zucchero della Fata Turchina. Indagine su Pinocchio (Garzanti, Milano 2018) scrive che non possiamo fare a meno di questo burattino. In lui ci riconosciamo in quanto simbolo del nostro essere stati giovani, monelli e incoscienti. Noi lo amiamo Pinocchio, perché rappresenta tutto quello che, diventati adulti, rimpiangiamo: l’essere liberi, senza senso del dovere né complessi di colpa. Pinocchio rappresenta quello che siamo stati, quello che crescendo siamo diventati, e insieme le nostre aspirazioni più profonde per quello che saremo. Lettore abituale di Collodi, Dorfles ha raccolto sulla più bella fiaba italiana le sue note di lettura dove dà voce a pedagogisti, folkloristi, semiologi, strutturalisti, scrittori, critici e uomini di chiesa che hanno allegorizzato Le avventure di Pinocchio, dando origine a molteplici interpretazioni.
Dorfles con la sua “indagine“ fa ordine nella sterminata bibliografia che la critica ha prodotto intorno al favoloso mondo di Pinocchio e ci aiuta a decifrarla. —
Lorenzo Catania
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