Manfredi narra le gesta del padre eroe del Congo
Un religioso alla guida di 52 mercenari liberò 1.582 ostaggi «Durante la rivoluzione salvò la vita a donne e bambini»
La IX edizione di Parole d’autore prosegue oggi alle 21. Il teatro don Gino Tosi di Santa Maria Maddalena (piazza della Chiesa) è pronto ad ospitare il nuovo tutto esaurito, visto che stasera arriva uno degli autori più amati del panorama editoriale italiano. Si tratta di Valerio Massimo Manfredi, il prolifico scrittore ormai 77enne di Castelfranco Emilia (Mo), affermatosi come autore internazionale con la trilogia “Aléxandros”, celebrità confermata con i tanti romanzi storici scritti nel corso degli anni.
Stasera a Occhiobello presenta Quinto comandamento, romanzo ispirato alla storia vera di Angelo Pansa, padre saveriano che alla testa di un manipolo di mercenari nei primi anni ’Sessanta ha liberato qualcosa come 1.582 ostaggi durante la guerra civile in Congo. Il racconto di Manfredi ha per protagonista Jean Lautrec, uno dei mercenari del commando.
«È una storia vera e il protagonista è ancora vivo e in pienissima forma - racconta Manfredi –. Tra il 1960 ed il ’64 il padre saveriano guidò 52 mercenari con il grado di colonnello, assistito dal nunzio apostolico per il Congo, in piena guerra civile scoppiata dopo l’indipendenza sancita il 30 giugno del ’60. Effettuavano spedizioni per andare a trovare prigionieri, sia civili (bambini e donne) che uomini religiosi. Nel corso degli anni diventò uno stratega impressionante».
Come è nato il rapporto con padre Pansa?
«In un modo tanto formidabile per la sua casualità, alla consegna del Premio Scanno, lui per l’ambiente, per le sue battaglie a difesa dei popoli dell’Amazzonia, io per la letteratura. Ha iniziato lì a parlarmi di quello che fece coi suoi mercenari, ma pure quello che gli accadde in Amazzonia, dove i grandi proprietari desfogliavano le piante con prodotti contaminanti, tipo le bombe chimiche usate in Vietnam. Padre Pansa ha prelevato dei campioni con una protezione insufficiente ea causa delle esalazioni è stato in coma 19 giorni. Ora deve prendere quotidianamente un farmaco ma sta bene e ha una memoria lucidissima, ricorda ogni particolare delle azioni compiute in Congo».
Il racconto è però visto da Jean Lautrec, chi è?
«Era un suo mercenario, che anni dopo lo chiamò per dirgli che gli avevano dato l’incarico di cercarlo per ammazzarlo. Padre Pansa gli rispose “Faccio un piacere ad un amico” e gli disse dov’era, ma Jean non andò».
Quanto è romanzo e quanto verità nel testo?
«Chi romanza non è uno scrittore ma una mezzas... Se per scrivere una storia c’è bisogno di romanzare significa che si ha poco da dire. Per quanto mi riguarda ho più idee che tempo per svilupparle e mi ripeto, se uno non riesce a costruire una trama significa che è una mezzas...Le idee non mi mancano, ad esempio ho appena scritto la trama per una serie tv internazionale».
In ogni caso servono storie interessanti...
«La storia è il tentativo dell’umanità intera di costruire una memoria comune, anche se non condivisa. La storia deve comunicare dati, elementi e notizie il più verosimili possibile e serve un apparato storico allegato per confermare quanto scritto. Ognuno di noi - conclude Manfredi - ha bisogno di una identità e la memoria diventa identità: nessuno può vivere senza di essa. La vita senza una memoria è calma piatta, insomma orribile. La letteratura deve raccontare storie e saper comunicare emozioni ai lettori».
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