Affetti collaterali di oggi «I giovani hanno bisogno di modelli positivi»
Sabato la scrittrice Molisani presenta il suo nuovo libro all’Ibs di Ferrara «Cerchiamo la felicità in altri ambienti senza capire che è un’illusione»
l’intervista
La qualità narrativa degli italiani sta nel trasformare l’intensità del microcosmo quotidiano, dei rapporti più autentici e crudi, in uno scenario universale e condivisibile, al di là di qualsiasi camera da letto o limite personale. Non a caso, nella dozzina del 73esimo Premio Strega c’è Fedeltà di Missiroli. E non sono da meno gli Affetti collaterali (Giraldi) di Eleonora Molisani. La scrittrice e giornalista (lavora per Mondadori) presenterà il suo nuovo romanzo sabato, alle 18, all’Ibs+Libraccio di Ferrara, con la collega Camilla Ghedini.
È un titolo ad effetto: gli “affetti collaterali” arrivano a sgretolare il nucleo della famiglia tradizionalmente concepita?
«Volevo fosse incisivo - risponde - perché spesso le relazioni affettive hanno effetti collaterali non prevedibili. Tendiamo a distrarci dal nucleo di appartenenza per ripristinare la felicità perduta in un altrove remoto, con altre persone, ma è illusione».
Nomen omen: perché i nomi dei suoi personaggi anticipano il loro destino?
«Credo che ognuno si porti addosso il proprio destino come la carta moschicida. I miei personaggi sono simulacri della realtà e rappresentano le sfumature di un malessere esistenziale. Grigio e Scura vivono di rimpianti: inseguono in modo forsennato quelli che scambiano per bisogni primari. In epoca di bilanci si rendono conto di non essersi fatti le domande fino in fondo. Me l’ha ispirato Michelangelo Buonarroti: morì con il rammarico di essersi dedicato troppo alla sua arte e troppo poco a se stesso».
Nero e Blanca, invece, sono due sconfitti.
«In loro prevale la nostalgia. Ho immaginato Blanca come un’immigrata che ha scontato una serie di sofferenze dalle quali non riesce più ad affrancarsi. La violenza del passato non permette loro di volare: se Nero è zavorrato dal suo pessimismo, Blanca non riesce a riscattarsi per quanto la sua volontà sia ferrea. Arriva in Italia con la speranza di integrarsi, però rimane invisibile come suo figlio».
Ma sarà Ricola, la più giovane e pura, a scuotere le coscienze di tutti, anche dei lettori…
«L’adolescenza è l’età più tormentata e necessita di ascolto, comprensione e modelli positivi. È dimostrato quanti siano i ragazzi che, non crescendo così, diventano solitari e depressi, cercando rifugio nelle dipendenze come il web, o nelle persone sbagliate come Momo per Ricola, ricorrendo anche all’autopunizione. E Ricola sarà bulimica, poi anoressica sino all’autolesionismo. Rogers sostiene che “ascoltare significa capire quello che gli altri non dicono”: sarà il suo rimprovero ai genitori, quello di non aver compreso i suoi silenzi urlati».
Salverebbe le apparenze pur di non restare da sola?
«Condivido con i miei personaggi una visione disillusa della vita, perché sento sempre il mio passato incombere sul presente, ma non temo la solitudine. Penso - conclude la scrittrice - ci siano due modi per evitare i rimpianti: il primo è vivere allineati con i propri bisogni, l’altro è uccidere la persona arrabbiata dentro di sé. E possiamo riconoscerla soltanto attraverso la solitudine. L’ho sempre considerata una cura, non una malattia». —
Matteo Bianchi
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
